Serata molto interessante e partecipata al Mart, nel quadro del ciclo di incontri “ La Rovereto che vorrei”, sul tema della Sanità Trentina e sul ruolo di Rovereto.

Molto stimolante l’intervento di Paolo Dorigotti, già direttore del dipartimento ortopedia e traumatologia dell’Azienda Sanitaria che ha posto subito un quesito importante: “Siamo convinti che la realizzazione del NOT progettato in tempi economicamente “ di vacche grasse” sia controbilanciato da effettivi vantaggi? Siamo certi che non convenga per la valle dell’Adige migliorare le già più che buone strutture ospedaliere del S. Chiara di Trento (recentemente sottoposta ad una ristrutturazione pesante ) e S. Maria del Carmine di Rovereto ? Altro interrogativo: l’ intervento del Tar che ha bloccato l’inizio dei lavori per il NOT, non potrebbe rappresentare l’occasione per riflettere sulla sua collocazione attualmente prevista in una zona della città Trento già soffocata da una scadente viabilità? Non è forse il caso di pensare ad una nuova struttura in posizione baricentrica tra Rovereto e Trento dotandola di spazi più ampi facilmente accessibili e più idonei ad un eventuale ulteriore sviluppo ?

Per Paolo Dorigotti il NOT, se sarà realizzato come attualmente previsto, sarà a tutti gli effetti l’ospedale di Trento. Che fine farà allora il nosocomio roveretano ? E’ assai probabile che in questo scenario all’ospedale di Rovereto venga riservato un ruolo di fornitore di prestazioni sanitarie complementari a quelle prestate dall’ospedale S. Chiara, situazione che facilmente potrà scivolare di fatto verso una subalternità a detto ospedale. Dorigotti ha voluto evidenziare come nei posti chiave della governance non ci siano manager della Vallagarina, ricordando che la situazione del nosocomio roveretano, nel giro di due anni ha visto ridurre i capi dipartimento da sette ad uno, mentre ben otto primari di riconosciuta competenza, nel giro di poco tempo, hanno abbandonato la dirigenza delle rispettive unità operative per raggiunti limiti di età. Rovereto, secondo Dorigotti, seconda città del Trentino e terza della regione merita un ospedale completo, efficiente ed altamente qualificato. La complementarietà rischia di essere uno specchietto per ingenue allodole.

Mauro Larcher, ha portato la propria interessante esperienza di medico convenzionato con la medicina di base e che vive quotidianamente sul campo il rapporto diretto con i propri assistiti e con la esasperata e dilagante burocrazia. Il medico di base, un tempo autentico interlocutore famigliare, oltre ad occuparsi dei problemi di salute trovava il tempo di occuparsi dei problemi morali e psicologici dei propri assistiti. Tra medico e paziente veniva ad instaurarsi un rapporto di reciproca fiducia e confidenza per cui al medico si raccontava tutto, quasi fosse un confessore. Oggi quel ruolo sta radicalmente cambiando perché la delicata professione è in gran parte assorbita dagli adempimenti burocratici, condizionata da protocolli e normative complicate e macchinose. E purtroppo si sta diffondendo anche la pratica della medicina difensiva , quella cioè che porta a prendere decisioni cliniche talvolta per paura di contestazioni o denunce da parte del paziente. E allora scatta il ricorso alle prescrizioni di esami strumentali , visite specialistiche, esami di laboratorio, talvolta non perché ci sia reale necessità ma spesso per evitare possibili contestazioni. Insomma il medico oggi, per tutta una serie di ragioni è costretto ad essere un interlocutore frettoloso e distaccato con il risultato che viene meno il rapporto umano che molto spesso rappresentava una valida efficacia curativa al pari dei farmaci.
Mauro Previdi, infine, medico chirurgo dell’Ospedale Santa Maria del Carmine ha sottolineato come l’Ospedale di Rovereto disponga di personale altamente qualificato motivato e come l’indice di gradimento sia molto elevato: di qui l’importanza che l’Ospedale di Rovereto venga mantenuto e venga attuata una vera integrazione con l’Ospedale di Trento. Un Ospedale il nostro, ha voluto ribadire Previdi, a misura d’uomo, dove la persona è ancora al centro, grazie all’impegno e la passione del personale tutto. Previdi ha poi affrontato il tema della presenza sul territorio dei malati di Alzheimer che, contrariamente a quanto si pensa, è un problema più sociale che sanitario. La situazione a Rovereto e in Vallagarina è assai preoccupante. Emerge una grande richiesta di aiuto dei familiari degli ammalati, ma sul territorio non c’è una copertura adatta per dare un aiuto vero alle famiglie: manca una mappatura vera della diffusione della malattia perché tante famiglie non avendo dal pubblico soluzioni, si vergognano avere in casa un malato e non lo fanno sapere. Ma la presenza in casa di una persona colpita dall’Alzheimer, proprio per la difficoltà di gestirla, crea tensione e disgregazione delle relazioni.
Interessante il dibattito che è seguito con diversi intervenuti tra cui Renzo Michelini, Beppino Graziola, Stefano Bisoffi ed altri.

Rovereto, 15 novembre 2014

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