LORENZO DELLAI - 30.04.2010
Sarebbe un guaio se il sindaco della città capoluogo non fosse preoccupato del ruolo futuro della sua città, specie in un momento come quello che stiamo vivendo oggi, al termine di un lungo e laborioso progetto di infrastrutturazione moderna del nostro territorio e all’alba della sfida che ci condurrà a realizzare quel disegno complessivo di mobilità integrata e innovativa che passa con il nome di «Metroland». Ho quindi letto con piacere il dibattito che si è sviluppato sul giornale. Vedi pagina 5
Mi riferisco sia alla provocazione del vostro editorialista Luca Malossini, che ha dato la stura al dibattito su che cosa vuol essere la Trento di «domani», sia all’intervento del sindaco Alessandro Andreatta. Aggiungo io, oggi, alcune riflessioni che penso possano servire a completare il quadro e a dargli quell’immagine complessiva che merita un progetto di così vasta portata.
Dico subito che non è pensabile ripensare alla funzione— sociale, economica, culturale— del Trentino, allo svecchiamento del suo modo di proporsi sia a livello nazionale, sia a livello europeo, senza tener conto che Trento, il suo capoluogo, è lo snodo centrale di qualsiasi tipo di discorso, di disegno, di progetto. Il Trentino sarà forte, sarà competitivo, sarò infrastrutturato in modo ecocompatibile solamente se il suo capoluogo sarà competitivo, moderno, capace di assorbire i contraccolpi di una funzione attrattiva che non conoscerà né soste, né cali di tensione.
Non è possibile pensare a una rete integrata di vie di comunicazione— su asfalto, su ferro, su filo — senza tener conto che il «cuore» di tutto ciò è e sarà un centro abitato da più di centomila abitanti residenti, che si gonfia a 150-200 mila durante le ore del giorno con tutti i problemi che ne conseguono. Se, poi, come appare dalle decisioni prese dal comune di Trento, e che sono state sempre comunque concertate assieme alla Provincia, il capoluogo intende dotarsi di una rete viaria veloce e dinamica, maanche di un sistema di spostamenti veloci e frequenti su rotaia metropolitana, con parcheggi di testata, vie di penetrazione e di scorrimento ad alta capacità di traffico, con l’interramento della linea ferroviaria del Brennero, a cui faranno da contraltare il nuovo Muse lungo l’Adige, il recupero a una funzione sociale ed economica dell’area dell’ex-Italcementi dall’altra parte del fiume, la revisione dell’impostazione urbanistica di molti quartieri centrali e periferici che è stata tra l’altro oggetto di uno specifico accordo quadro con il Comune, e che prevede tra l’altro la realizzazione delle nuove carceri, del nuovo polo giudiziario sull’area del vecchio carcere che sarà così disponibile, il riutilizzo di parte delle vecchie caserme per stabilirvi il Nuovo Ospedale Trentino... si capisce che giocoforza il ruolo della Trento del futuro è già scritto nelle carte della concertazione e nei conseguenti progetti integrati degli urbanisti e degli architetti.
Certo, siamo in un periodo di scompenso diacronico: a fronte di molte idee deliberate o comunque abbozzate, i lavori o sono appena partiti oppure sono ancora in fase di progettazione su carta, ma il ruolo, l’idea della Trento città capoluogo esiste, è reale, è soprattutto in un continuo e giustificato divenire.
Quella che stiamo tutti assieme tratteggiando è l’idea di un capoluogo che sa essere «elastico» al punto giusto per essere casa accogliente per i propri abitanti, ma anche luogo di lavoro per le migliaia di pendolari che quotidianamente arrivano dai comuni vicini; è l’idea di una città che sa dialogare con gli altri grandi centri urbani del territorio, Rovereto in primis, ma anche con le valli laterali all’asta dell’Adige e con le grandi città capoluogo extraprovinciali, come Verona e Bolzano tanto per fare due esempi; è l’idea di una città che vuole essere centro economico del Trentino, ma anche centro di cultura e di servizi all’avanguardia, una città che non vuole esser tagliata fuori dai grandi traffici Nord-Sud che avranno la Valle dell’Adige come corridoio privilegiato, ma che al contempo non intende farsi soffocare e assediare da transiti eccessivi.
Quella che stiamo costruendo è una città di Trento che punta all’alta formazione lungo le coordinate dello sviluppo dell’università e della ricerca, con un sano comparto industriale e un terziario avanzato di prim’ordine, ma che non rinuncia a priori alla sua vocazione storica di città inserita in un contado di stampo rurale con il quale deve sapersi rapportare in modo positivo, concreto e propositivo. Una città «verde», che rilancia e riutilizza gli scarti del proprio benessere per fornire nuova energia e che accetta la sfida di uno sviluppo compatibile perché è ben cosciente che le generazioni future hanno diritto a ricevere in eredità un capoluogo sano, vivo e con un altissimo livello nella qualità della vita.
Tutto ciò— e a dire il vero molto altro ancora che qui non posso ricordare solo per mancanza di spazio— non è responsabilità del solo comune di Trento e della sua amministrazione municipale: tutto ciò deve rifarsi a quel grande tavolo di lavoro e di concertazione al quale partecipano Comune e Provincia, categorie produttive, esperti e consulenti dello sviluppo urbanistico, tecnici e progettisti, sociologi e filosofi, semplici cittadini con le loro intuizioni-analisi ed esigenze. Nei fatti quotidiani questo tavolo è sempre aperto e i «verbali» dei suoi lavori li possiamo leggere praticamente ogni giorno nelle delibere comunali e in quelle provinciali, oppure anche sfogliando la stampa locale. Se comunque si sente la necessità di avere punti fermi, di fissare dei traguardi, di darsi delle scadenze ben precise, non saranno certo la Provincia e la sua giunta a tirarsi indietro.
E allora ben vengano gli incontri, ben vengano i tavoli di discussione, ben vengano le idee illuminanti e anche gli aggiustamenti e gli aggiornamenti progettuali: Trento è una città «viva» perché composta da persone vive, da donne e da uomini che la abitano, la fanno crescere e la amano. Noi non abbiamo paura che il ruolo futuro della nostra città capoluogo faccia crescere in proporzione anche il «potere» della sua amministrazione municipale, perché siamo profondamente convinti che, se il Trentino vorrà essere «forte», dovrà poter contare su una Trento altrettanto forte, maanche coesa e convinta. Solo così il nostro futuro sarà a portata di mano.
CORRIERE DEL TRENTINO