Notizia del 27.02.2010

«Sogno la Comunità autonoma del Trentino»

Questo è oggi Lorenzo Dellai, un presidente che sogna e progetta il Trentino del 2020 ma che tra tre anni lascerà la guida della giunta: «Dopo di me spero ci sia un’altra leadership forte. Io lavorerò per il Trentino come “supporter”, da Roma».
 Il presidente Dellai è stato ospite ieri di un forum organizzato dal Trentino.
 

Presidente come si muove il Trentino per vincere questa “società liquida”?»
 «Questa espressione di Bauman fotografa la percezione di tutti noi di essere in una fase di grande trasformazione che crea inquietudini e paure. Anche il Trentino è dentro questa fase globale. Contro il rischio della società liquida la risposta è avere il coraggio di porsi delle mete ambiziose, alzare l’asticella».
 

E il Trentino ha alzato questa asticella?
 «Io ritengo di sì. Il governo provinciale pensa al Trentino del 2020. Noi intendiamo affrontare i problemi di questa fase non rincorrendo il consenso immediato. Vogliamo vivere questa stagione cercando di trasmettere un sogno. Dobbiamo evitare che questa fase sia caratterizzata più dagli incubi della pancia piena frutto di cattiva digestione che dal sogno di un futuro migliore. Solo la politica può farcela e in questo contesto la nostra Autonomia è il migliore degli antidoti possibili».
 

Che cosa la preoccupa di più di questa fase tanto delicata?
 «Quello che mi preoccupa non è che ci siano proteste rispetto ai disegni della giunta. La politica deve mediare e io sono un vecchio democristiano che ha la precisa coscienza che la politica è mediazione. Quello che mi inquieta è la presenza di un insieme di paure rispetto al cambiamento. Toccare le cose pare significhi produrre ulteriore inquietudine».
 

Qual è il 2020 che lei ha in testa?
 «Ci sono delle sfide precise. Primo: le risorse umane, una filiera che ha degli snodi fondamentali come la scuola, l’università e la ricerca. La delega sull’Università è funzionale a questo».
 

Le altre filiere?
 «La seconda è quella del lavoro. Ecco perché abbiamo chiesto la delega sugli ammortizzatori sociali. Le risorse umane vanno messe a frutto per la società e questo significa fare una politica europea che formi il lavoro, che lo tuteli e lo promuova. E infine c’è la sfida dello sviluppo».
 

Ce la spiega?
 «C’è bisogno di rigenerare il sistema delle imprese, che si fondano, che facciano politiche comuni. C’è bisogno che alcuni leader economici comincino a gestire ciò che hanno e che si aprano a prospettive diverse. E’ nata Dolomiti Energia e questo è solo uno dei campioni della nostra economia che deve fare da volano».
 

Nel Trentino del 2020 ci sarà anche Metroland...
 «Devo dire che sono un po’ sconcertato dalla solita filosofia del “masa grant per Trent”. Proviamo a pensare: quale sarà il sistema di trasporti che renderà più dinamico il territorio e la sua economia? La ferrovia. E Metroland sarà la dorsale del trasporto provinciale».
 

Lei in questi giorni ha incontrato tanti studenti: che giovani ha visto? C’era un futuro Dellai tra loro?
 «Incontrandoli sono stato colpito da due aspetti. Il primo: la totale e radicale disinformazione. Questo mi ha fatto riflettere in chiave autocritica. La cosa positiva è la qualità di questi ragazzi: si pongono dei problemi che noi, alla loro età, non ci ponevamo. Vogliono avere garanzie sulla loro formazione».
 

Il Trentino ha posto in questi giorni il tema della nuova classe dirigente. Dopo vent’anni di Dellai al potere lei ritiene di avere qualche responsabilità nella presunta mancata crescita della classe dirigente trentina?
 «Non posso fare tutto io... Scherzi a parte, è vero che un territorio come il Trentino se non ha una forte leadership rischia grosso. Attenti, dunque, ad impegnarsi troppo nell’indebolire il presidente. La leadership serve per tenere insieme la comunità. Questo sistema ha bisogno di una alimentazione costante di classe dirigente e in Trentino c’è una sproporzione nella richiesta di questi ruoli».
 

E come si fa?
 «Con i partiti, questo è chiaro. I partiti devono tornare ad essere strumenti di partecipazione e selezione. Della Prima Repubblica dobbiamo avere questa nostalgia».
 

Non teme che nel 2013, senza una leadership forte che continui il suo lavoro, i sogni che lei ci ha spiegato possano sfumare?
 «I sogni collettivi senza una leadership non vanno avanti. Io darò una mano a portare avanti questi sogni, ma io non ho nessuna presunzione. Ce ne sono stati di molto migliori prima di me e penso a uno in particolare. Ma spero che anche in chi verrà dopo rimanga intatta questa ambizione».
 

E’ da un po’ che non parla più di Land...
 «Ho usato questa parola non come un tedeschismo, ma dando il senso italiano di “comunità autonoma”. Infatti la mia aspirazione sarebbe, un giorno o l’altro, scrivere nello Statuto di Autonomia non Provincia autonoma di Trento, ma Comunità autonoma del Trentino, dentro una Comunità autonoma più ampia che è quella del Tirolo storico. Questo è il Land e lo vogliamo condividere con Bolzano e Innsbruck, altrimenti continueremo a consumarci in sterili litigi».
 

Siamo usciti dalla crisi?
 «I segnali sono positivi. Manterremo gli strumenti di sostegno già messi in campo anche per quest’anno. La vera emergenza nel 2010 sarà la difficoltà delle imprese nell’accesso al credito. Anche in questo la Provincia si dovrà impegnare per mettere in campo strumenti per potenziare la patrimonializzazione delle imprese».
 

LUCA PETERMAIER

Trentino