Notizia del 18.02.2010
Domani in giunta provinciale Lorenzo Dellai porterà la delibera in base alla quale gli incarichi, le consulenze, date dalle spa provinciali dovranno essere pubblicate sul sito internet della Provincia. E questa scelta importante è il frutto della campagna de «L'Adige». «Sì, - afferma il presidente - lo dico senza problemi: ho preso atto della discussione che è stata avviata dal giornale. Non è un problema perché abbiamo sempre rispettato le norme sulle trasparenza. Questa, quindi, è una cosa in più. Ci è stata chiesta e noi, che non abbiamo nulla da nascondere, facciamo questo passo».
D'altra parte, negli ultimi dieci anni, il centro del potere amministrativo si è spostato molto verso le società pubbliche. La trasparenza che, con una lunga e non facile battaglia, è stata ottenuta dalla pubblica amministrazione ora si chiede alle società a capitale pubblico. È un passaggio logico. «D'accordo - afferma Dellai -. Io però, che non sono mai stato un demagogo, capisco che in questa fase bisogna dare dei segnali che siano però corretti anche dal punto di vista dalla funzionalità».
Anche se pubbliche le spa della Provincia operano sul mercato e possono avere esigenze di riservatezza. Questo aspetto come pensate di affrontarlo? «Non ci sono problemi - ribatte Dellai - anche da questo punto di vista. Così come nella stessa pubblica amministrazione ci sono dei casi, disciplinati dalla legge, in cui è prevista la riservatezza, anche in quello delle spa ci possono essere rare occasioni di riservatezza per ragioni di mercato o altro. In questi casi l'amministratore dovrà chiedere alla presidenza della Provincia, spiegando le ragioni, di non pubblicare le informazioni».
La tendenza a delegare poteri della pubblica amministrazione alle spa è sempre più forte anche perché la macchina pubblica è sempre più farraginosa...«Io dico che non si può chiedere - afferma il presidente della Provincia - alla pubblica amministrazione di essere sempre più efficiente e innovativa, sempre più aderente alle richieste dei cittadini e dall'altra contestare tutte le volte che cerchiamo di cambiare il modo di essere del pubblico. Insomma, sembra che da una parte si chieda all'amministrazione di cambiare e dall'altra si pretenda che rimanga la stessa. Se la struttura pubblica rimane quella degli ultimi trenta, quarant'anni, con un'organizzazione piramidale, fatta di dipartimenti, servizi e uffici, è molto difficile che possa avere capacità di intervento nei modi e nei tempi che sono richiesti dalla realtà. D'altra parte una cosa è gestire processi come le autorizzazioni o regole urbanistiche o gestire la scuola, un'altra è rapportarsi con investimenti nel campo dell'informatica o valorizzare il patrimonio pubblico. E altra ancora, per esempio, gestire i mutui per i comuni e quindi rapportarsi con la finanza. Il pubblico è costretto ad andare verso le specializzazioni e quindi io penso che il pubblico non possa essere visto come un moloch che tratta tutto allo stesso modo. Come se dovessero essere i cittadini o la società ad adeguarsi all'ente pubblico. Mi pare più corretto che si faccia il contrario. E questo non è in contrasto nel modo più assoluto con la trasparenza».
BRUNO ZORZI
L'ADIGE