GIUSEPPE RASPADORI - 15.02.2010
Che la passione ci sia stata ognuno lo dice, dove sia mai finita nessuno lo sa. Un vero e proprio lutto. Di primo acchito viene da dire che se Eros è il dio che nutre le passioni e in primo piano c’è costantemente la prostituzione non ci meraviglieremo certo a definire, questa, epoca delle passioni tristi. Giovani, o non giovani.
La spiegazione poi che “con l’abbattimento del muro di Berlino è terminata l’era delle forti ideologie” la trovo piuttosto debole, non mi convince molto, anzi, per nulla. Salvo che “il crollo del muro” non abbia mandato in frantumi non solo l’apartheid dell’ideologia comunista, ma le idee e gli ideali in genere. Credo per altro che sia molto più nefasta l’operazione che continuamente viene fatta, quella di esorcizzare le idee definendole ideologie e premiare il pragmatismo degli interessi, a volte pubblici, spesso privati.
Ma andiam con ordine, chiediamoci che cosa è la passione politica ? Cosa la nutre ? Quale zona della mente occupa ?
Ebbene, se uno psicologo si pone queste domande, subito si presenta una prima immediata risposta, tutta all’interno di quella che ritengo essere stata una gran lezione pedagogica: la fantastica pagina che Natalia Ginzburg scrisse sulle grandi e piccole virtù. Una lezione per i genitori ma buona assai anche per Dellai, Rutelli, Bersani, che alla guida di nuove formazioni politiche auspicano il ritorno della passione in politica ed il coinvolgimento delle nuove generazioni.
Ciò che si deve coltivare nei giovani, ed immettere nell’azione politica, sono le grandi virtù e non le piccole virtù. Il coraggio della radicalità dei pensieri, non la prudenza e la ricerca del consenso, la franchezza e l’amore della verità, non la diplomazia, la lealtà, il disinteresse e l’abnegazione, non l’astuzia, l’entusiasmo e l’espansività degli orizzonti, non il tornaconto dell’immediato.
Le grandi virtù generano le emozioni, e le emozioni sono fondamentali per rinnovare nel cervello idee, competenze, nuovi indirizzi, impegno e soluzioni.
Le piccole virtù, la diplomazia la prudenza l’astuzia, non serve insegnarle e coltivarle, si respirano quotidianamente nell’aria, sono un semplice prodotto naturale della ragione e delle ragioni della convenienza immediata, rispondono ad un istinto di difesa e di sopravvivenza. Non sono difetti, non sono categorie negative, ma non possono stare da sole senza le altre, non possono essere l’unico pane dell’azione politica quotidiana. L’azione politica quotidiana necessita, per non morire di asfissia, di mantenere alta l’emozionalità nei propri intendimenti.
Il “territorio”, e la conseguente politica “territoriale” che oggi si vuole mettere al centro, è il luogo dei bisogni, degli interessi, delle ambizioni, ed è quasi ovvio che si coniughi quotidianamente con i calcoli delle piccole virtù. Nulla è più facile che “leggere” in questo senso i “territori” e organizzare in questo senso il consenso politico attorno alla gratificazione di qualsiasi meschino corporativismo. Il “berlusconismo” è, per dirla con Natalia Ginzburg, la somma delle piccole virtù, è una vera e propria “militanza” delle piccole virtù.
Ma i calcoli del tornaconto gratificano, ma non emozionano, acuiscono le furbizie, non accendono le passioni. E i giovani, che di smisurata passione hanno bisogno, perché solo così possono nutrire l’eros della propria espansività (Galimberti), non ci stanno a farsi affascinare dalla politica di piccolo cabotaggio dei padri, al pari di come è di nessun appeal, per loro, la prostituzione in luogo dell’amore.
Non c’è bisogno di un partito che insegni a copiare i compiti a scuola: i giovani lo sanno fare benissimo da soli, quando è necessario. C’è bisogno di insegnanti che sappiano promuovere il piacere del sapere, che sappiano motivare alla disciplina e alla fatica dello studio, accendere i percorsi della conoscenza, entusiasmare a ciò che è difficile, non allettare al facile.
Ma…, ma tutto questo non è un’arte astratta, sorge solo da una indispensabile pratica della coerenza.
Gli atti costitutivi dei partiti e le tesi congressuali sono sempre ricchi di grandi valori, ma dimenticano che i valori necessitano di pratica quotidiana, non di elencazioni.
Avviene che i congressi di partito appaiono sempre momenti entusiasmanti: i giovani partecipano, leggono mozioni di intenti ideali che vengono approvate all’unanimità, poi…poi, dopo qualche tempo, vivendo nel partito solo la pratica delle piccole virtù dei padri, se ne distaccano, salvo i pochi che si lasciano assorbire nelle pieghe delle convenienze. Dopo un po’ il partito annaspa, amministra la fetta di consenso costantemente in calo, si scioglie e si rifonda: con nome nuovo rinnova l’elenco delle grandi virtù per agganciare nuovi entusiasmi. E via di seguito.
Da quando il “sano pragmatismo” del quotidiano è il solo pane dei partiti, è diventato vorticoso, in questi ultimi 15 anni, il “ri-nominarsi” dei partiti, ma quel che si perpetua, invero, è ri-elencare grandi virtù, e ri-praticare piccole virtù.
E la passione ? Ah, si sospira, il nichilismo dei giovani…..
TRENTINO