GIORGIO LUNELLI - 14.01.2010
Il direttore del Seminario può essere contento: da ieri può contare su un nuovo maestro per i preti trentini: il professor Civettini che - gratuitamente, spero - si mette a disposizione per insegnare come si fa una predica, cosa si può dire e, soprattutto, cosa non si deve dire. Il professor Civettini ha già preso in mano il registro. E ha già spiegato a tutti che una predica come quella del parroco di Mori, no, non va bene. Un comizio elettorale, ha sintetizzato il professore.
In Chiesa non si può dire che tutti gli uomini sono uguali, che sono tutti figli dello stesso Dio, che il Vangelo parla di accoglienza e di rispetto. Non si può dire che discriminare le persone per il colore della pelle... è razzismo. Per fortuna che don Tarcisio - sarebbe stato davvero troppo - non è arrivato a leggere quel passo del vangelo di Matteo (25,41) che dice: «Via, lontani da me, maledetti, nel fuoco eterno. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero forestiero e non mi avete ospitato...».
Per il professor Civettini sarebbe stata una inaccettabile provocazione politica contro quei bravi cristiani che ogni giorno chiedono che il crocifisso sia ben visibile ovunque, magari solo per ribadire un'identità e per segnare il territorio. Non ci rimane che ringraziare il professor Civettini per il servizio svolto e augurargli una rapida carriera come censore di omelie. Non deve fermarsi a Trento, al solo don Tarcisio (anche se è un prete che in Trentino tanti conoscono: per la sua testimonianza, per la la mitezza e la sua coerenza); deve puntare più in alto, il professore, non deve tarpare le ali a questo suo nuovo ed importante servizio per la cristianità. Gli segnalo la predica di domenica a mezzogiorno in piazza San Pietro: «Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni. Ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri. In particolare nell'ambito del lavoro dove è più facile la tentazione dello sfruttamento». Coraggio, don Tarcisio, mi pare che lei sia in buona compagnia.
L'ADIGE