GIAMPAOLO ANDREATTA - 10.12.2009
Isabella Bossi Fedrigotti, da raffinata mitteleuropea quale è, sul «Corriere del Trentino» del 2 dicembre parla di «data storica» riferendosi al patto di Milano del 30 novembre, per il significato che assume quel «compromesso», come lei giustamente lo definisce, che in qualche modo segna il passaggio del Trentino-Alto Adige/Sud Tirol dal sistema regionale al sistema federale. Quel «potere legislativo ed esecutivo autonomo» che, ai sensi del punto 2 dell'Accordo di Parigi, viene garantito alle popolazioni delle due Province autonome, e che è stato fin qui gestito nella logica e secondo i principi del diritto regionale, viene oggi precisato dal «compromesso milanese», nel senso che esso non trae origine solo ed esclusivamente da un accordo internazionale, ma è riconosciuto come originariamente proprio di un territorio e di una popolazione, federati allo Stato Italiano.
In altre parole; il Land im Gebirge - terra fra i monti - nella sua «porzione trasferita» allo Stato Italiano a seguito del trattato di Saint Germain, viene riconosciuto nella sua natura istituzionale originariamente autonoma, con funzioni e compiti «speciali», finalizzati anche alla tutela dei diritti propri di minoranze etnico-linguistiche, secondo o spirito e la lettera di un Accordo fra l'Italia e l'Austria che, anche a seguito delle controversia che ha segnato la seconda metà del secolo scorso, ha assunto natura e rilevanza di atto internazionale. Se si tiene conto poi che l'Accordo di Parigi, sottolinea senza ombra di dubbio sia la connessioni politico geografica fra Trento e Bolzano come la connessione con il Tirolo del nord, da sempre entità politica autonoma secondo i principi del diritto federale, si può intuire quale potrà essere domani la cornice entro la quale i principi sottostanti al «compromesso» di Milano possono trovare una estesa e originaria applicazione anche di segno europeo.
Dopo di che si può discutere sui singoli contenuti del compromesso come sulla modalità della sua gestazione - peraltro condivise con la Provincia autonoma di Bolzano - ma il dato è questo e su questo dato di partenza occorrerà muoversi per il futuro. Mi ha colpito in proposito la presenza al tavolo dei sottoscrittori dell'Accordo anche del presidente della Commissione dei dodici, l'organo politico paritetico tra stato e sistema delle autonomie, deputato alla redazione di norme di attuazione dello statuto, di rango tale da non poter essere modificate nemmeno dal Parlamento. Non ho ricordi di simili precedenti e leggo quindi il fatto come un segnale di consapevolezza sulla serietà del percorso che sta davanti per un corretto passaggio del sistema autonomistico al sistema federalistico, ferme restando le garanzie del pieno rispetto degli impegni internazionali assunti dallo stato italiano.
Resta in proposito a mio avviso fondamentale la rilettura e la riconferma della norma di attuazione 16 marzo 1992 n. 266 che «ricollega le speciali autonomie della Regione Trentino Alto Adige e della Province autonome di Trento e di Bolzano all'Accordo concluso a Parigi il 15 settembre 1946, che prevede l'esercizio di un potere legislativo e amministrativo autonomo anche a tutela delle minoranze linguistiche». Dopo di che è chiaro che in parallelo con la Commissione dei dodici si dovrà dar vita ad una Commissione dei tre - Innsbruck, Bolzano. Trento - per definire criteri , regole ed istituzioni destinate al funzionamento in concreto del sistema di relazioni intorno al Brennero secondo la lettere e spirito dell'Accordo di Parigi, nel contesto delle nuove aperture consentite dall'integrazione europea e tenuto conto, a partire da oggi, del nuovo status istituzionale delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Ci sarà lavoro e spazio per tutti, tenendo tuttavia presente che i riferimenti e le responsabilità al riguardo sono molto precisi, anche perché, direttamente o indirettamente collegati a qual contesto internazionale entro il quale si colloca l'autonomia del Trentino e dell'Alto Adige/Sud Tirol.
L'ADIGE