LORENZO DELLAI - 08.12.2009

GUERRA DICHIARATA UNILATERALMENTE

L’intervista del Presidente del Consiglio provinciale apparsa ieri sul Trentino richiede risposte a vari livelli e su diversi fronti. Per quanto riguarda la Giunta, avremo modo di riprendere nei prossimi giorni varie tematiche, sia a riguardo dei temi ambientali (sui quali è francamente inaccettabile che si prendano per oro colato le accuse della Procura nei confronti dei servizi provinciali, senza tenere minimamente in una qualche considerazione le precisazioni chiare, pertinenti e tempestive fornite dal Vice Presidente Alberto Pacher) sia a riguardo degli altri “focus” evocati nell’esternazione. Mi preme qui dare alcune risposte al giudizio formulato sull’intesa sul federalismo fiscale. Aggiungerò al termine, tre piccole postille politiche.
 

Mi soffermo, dunque, sul “merito” dell’intesa raggiunta con il governo, sottoscritta dalla giunta provinciale nel pieno rispetto delle procedure previste dall’articolo 104 dello Statuto di Autonomia e nell’esclusivo interesse del Trentino. L’accordo nasce da una forte fiducia sulla nostra autonomia e sulla sua capacità di rafforzarsi pur negli scenari nuovi imposti da una legge, quella sul federalismo fiscale.
 

Mi sembra particolarmente grave - al contrario - la dichiarazione del presidente Kessler che qualifica l’accordo con il governo per la finanza provinciale come “una scommessa”, aggiungendo inoltre che “è anche rischiosa”. Anzitutto l’accordo conferisce certezza e programmabilità alle risorse provinciali in quanto elimina poste oggetto di contrattazione che presentano aleatorietà e rischio (quota variabile).
 

Questa intesa fa certamente venir meno entrate che però sarebbero state comunque destinate in breve tempo ad azzerarsi, in conseguenza all’attuazione del modello di federalismo fiscale, definito dalla legge 42. L’accordo trasforma la somma sostitutiva dell’Iva all’importazione - non più coerente con il modello finanziario del federalismo - nell’attribuzione per pari importo di nuovi gettiti tributari prima non riconosciuti alla Provincia; in più definisce il concorso delle Province all’obiettivo di perequazione e solidarietà nei limiti di 100 milioni, di cui 40 destinati agli investimenti sui territori di confine e la quota residua da destinare all’assunzione di nuove competenze della Provincia che ne valorizzano le potestà.
 

Circa la dimensione del concorso (100 milioni) vorrei far notare che già la Provincia stanzia dal 2007 sul proprio bilancio una quota di risorse (nel 2010: 82 milioni) finalizzate al concorso al riequilibrio della finanza pubblica. Con la nuova dimensione (100 milioni) si chiude definitivamente la problematica del concorso agli obiettivi di perequazione e solidarietà.
 

C’è poi l’importante risvolto legato alle nuove competenze delegate (Università e ammortizzatori sociali) che sono assunte a carico della Provincia nei limiti di spesa derivante dal tetto della partecipazione alla solidarietà e perequazione (100 milioni) dedotto l’impegno per i territori confinanti (40 milioni). Ciò comporta che nel caso in cui dovessero emergere situazioni di compromissione finanziaria l’onere eccedente potrà essere posto a carico della finanza statale secondo meccanismi che saranno definiti dalla norma di attuazione finanziaria. A meno che - invece - la Provincia decida autonomamente di potenziare gli interventi finanziari in tali due settori sostenendo attività e servizi aggiuntivi.
 

Non mi pare trascurabile il fatto che ora è assicurata definitività e certezza nella quantificazione dei rapporti pregressi e conseguentemente possono essere acquisiti al bilancio volumi di risorse pari a circa 4,4 miliardi.
Altrettanto significativo è l’aver definito un nuovo modello negli adempimenti della Provincia per il patto di stabilità sulla base dei saldi.
 

A proposito poi della critica secondo la quale la Provincia, pur essendo “come un piccolo Stato ma senza avere la possibilità (se non in piccola parte) di aumentare le tasse”, vorrei osservare quanto segue:

1) il nuovo ordinamento è apprestato in modo da poter attivare tutti i poteri in materia tributaria che saranno riservati alle Regioni in relazione alla nuova disciplina sul federalismo e conseguentemente anche la Provincia potrà istituire, qualora necessario, nuovi tributi e manovrare le aliquote di altri tributi anche in aumento;
 2) l’esplicitazione dei poteri di riduzione delle aliquote e di introdurre agevolazioni ed esenzioni è un importante strumento per le politiche economiche della Provincia anche ai fini di incentivazione;
 3) la potestà sui tributi locali attribuita alla Provincia completa la competenza in materia di finanza locale ed evita conflitti e sovrapposizione tra gettiti tributari spettanti alla Provincia e gettiti da attribuire ai Comuni;
 4) è riconosciuta alla Provincia la partecipazione all’attività di accertamento dei tributi svolta dall’Agenzia delle entrate; ciò consentirà di assicurare migliore efficienza, ma pure correttezza nei rapporti con i contribuenti che dovranno essere armonizzati alle corrispondenti azioni di accertamento promosse nei territori contermini.
 

Ecco perché sono convinto che il nuovo accordo è tutto fuorché una “scommessa rischiosa”. A tal fine è previsto espressamente che il nuovo ordinamento viene posto al riparo da qualsiasi intervento della legislazione ordinaria dello Stato, e che il concorso delle Province agli obiettivi di solidarietà e perequazione e ai vincoli comunitari avviene esclusivamente con le misure stabilite nell’accordo.
 

Chiudo con le tre piccole postille preannunciate.
 

La prima. Da qualche tempo succede con inusitata frequenza di dover controbattere alle affermazioni del Presidente del Consiglio provinciale su materie politiche e “di governo”. Non voglio ovviamente sindacare in nessuna maniera i comportamenti altrui, tuttavia mi corre l’obbligo di constatare che ciò introduce un elemento distorsivo nei rapporti istituzionali. Nel nostro ordinamento, infatti, non è previsto che la figura di chi presiede il Consiglio provinciale sia dotata di una funzione politico-istituzionale “esterna all’Aula”, in base alla quale debba partecipare alla dialettica politica con gli organi dell’autonomia.
Se il presidente Kessler ritiene di voler esercitare ruoli diversi, ha tutte le possibilità (se troverà una coalizione disposta a sostenerlo) di candidarsi nel 2013 alla carica di presidente della Provincia. Ovvero, se così vuole il Consiglio, si possono modificare le funzioni ed i ruoli che l’ordinamento vigente prevede per ciascuno.
 

La seconda. Ho notato che molti “soloni” sono intervenuti per criticare con dovizia di particolari, peraltro sovente in modo improprio o poco informato, l’intesa raggiunta tra il governo e la giunta provinciale. Nessuno si è occupato di ciò che, nel frattempo, succedeva in Parlamento, al di fuori di questa intesa. La Commissione bilancio della Camera ha appena approvato un curioso emendamento con il quale si impone ad Anas di indire entro il marzo 2010 la gara di rinnovo di tutte le concessioni autostradali in scadenza entro il 2015, Autobrennero compresa. Altro che proroga per finanziare la nuova ferrovia. La giunta provinciale risponde alla lettera di quanto ha sottoscritto con il governo: c’è qualcuno che risponde di quanto accade, per la nostra autonomia, in Parlamento?
 

La terza. E’ un’osservazione tutta politica e, dunque, più di competenza dei partiti che mia. Da qualche tempo, molti esponenti del Partito Democratico trentino non perdono occasione per attaccare la presidenza della Provincia, la vice presidenza e la giunta. Mi sfugge la geniale e sottile strategia politica che questa guerra unilateralmente dichiarata sottende.
Nell’attesa di poterla capire, vorrei solo esprimere l’auspicio che qualcuno non abbia deciso, per le ragioni più varie, di minare quella “anomalia” che vede il Centro sinistra in Trentino saldamente al governo e non, invece, desolatamente disperso in una opposizione rassegnata e marginale, come accade in quasi tutti gli altri territori del Nord. Ognuno sceglie il suo futuro, ovviamente, tuttavia il patrimonio di credibilità costruito assieme in tutti questi anni meriterebbe prospettive migliori.
 

TRENTINO