Giuseppe Raspadori - 27.08.2008

LA SCOMMESSA DI VEDRÒ

Cerchiamo di capire qualcosa di VeDrò. Non perchè sia l’ombelico del mondo, ma perché quantomeno nelle intenzioni di questo appuntamento si esprime, nello stesso tempo, un nodo e l’indicazione di una via possibile, forse indispensabile, come soluzione. Il nodo è quello di una società, la nostra, che vive nel 2008 con la testa immersa negli schemi mentali del secolo scorso.

Anzi, prevalentemente, la guida politica della società è saldamente nelle mani di generazioni di 50-70enni, ed 80enni anche, che sono cresciuti in un mondo che non esiste più, con valori che andrebbero ridefiniti e ri/declinati, pena il ragionare con la prosopopea di vuoti stereotipi, accompagnando per di più questo conformismo con un potere geloso ed assoluto teso a controllare qualsiasi ambito sociale come fosse proprietà privata.
 

Un po’ quello che avviene nel campo delle “successioni” in cui, se agli inizi del’900 i figli subentravano ai padri a 25-30 anni, oggi gli eredi devono attendere, quando va bene, i 50-60 anni ed oltre. Ma la società non è una proprietà privata. Tutti dovrebbero avere spazio e diritto di parola, pena, ripeto, la pachidermica lentezza con cui le istituzioni si riformano e si adattano ai cambiamenti sociali, cedendo solo e quando, a tempo spesso scaduto, non è più possibile resistere e farne a meno.
 

I “giovani” 30-40enni che pure si affermano nella vita civile, nelle imprese e nelle professioni, hanno di fatto chiusi gli spazi nelmondo della politica, o al più agiscono, assorbiti e dipendenti, sotto il protettorato di qualche “grande vecchio”. Dobbiamo capire che la generazione dei giovani vive nel quotidiano il deserto delle ideologie, dei valori, dei punti di riferimento che avevano contrassegnato le stagioni precedenti. Basti pensare ad alcuni caposaldi “antichi”: dalla famiglia al posto fisso, dalle carriere per anzianità alle pensioni.
 I giovani, però, sono ricchi come non mai di informazioni, di tecnologie mediatiche, di coraggiosa flessibilità nelle esperienze. Ciò riguarda gli studi ed il lavoro, ma riguarda pure la realtà dei legami affettivi che si lasciano alle spalle o che promuovono lungo il proprio cammino. I giovani non sono fermi. I giovani sono in marcia, in tutti i campi, anche se si stanno rendendo conto dell’estrema individualità in cui ognuno conduce il proprio cammino.
 

Se la de-ideologizzazione costituisce per loro un fattore di apertura mentale, e di pratica e disincantata capacità di valutazione delle situazioni e delle convenienze, se la crescente debolezza, fin quasi alla scomparsa, di entità collettive condizionanti (famiglia-paese-comunità-partito-sindacato) porta i giovani a consultare a 360º la geografia delle proprie scelte, è altrettanto indubbio che “le soluzioni individuali non bastano a costruire il loro futuro ed il futuro di un Paese”. Dall’esigenza di uscire dall’individualità dei percorsi, di confrontarsi sulle esperienze, di trarre da esse possibili mappe di nuovi valori condivisi e unificanti, di scambiare mantenendosi comunque liberi, è da tutto ciò che sorge l’appuntamento di VeDrò. Network generazionale trasversale, viene detto. Appuntamento dell’ultima settimana d’agosto di alcune centinaia di 30-40enni di diversa provenienza professionale, che intendono, nella centrale elettrica di Fies a Drò, sviluppare a loro volta energia generazionale col confronto. Non è una associazione, non è un partito.

Non è nemmeno una “generazione contro” o che “rivendica”. Essi per primi sanno di non volere chiedere nulla alla generazione dei padri. Non interessa loro una “rivoluzione generazionale” contro chi detiene il potere politico. Essi sanno che l’Italia del futuro ha bisogno innanzitutto di nuove letture dei fenomeni sociali da parte di chi, come loro, è protagonista dei mutamenti sociali. Essi sanno, o meglio cominciano a sentire ed a capire di avere bisogno prima di tutto di scoprire ed identificare i nuovi valori insiti nella quotidiana responsabilità di chi, senza nessuna paragonabile esperienza precedente, vive l’era della flessibilità e della globalizzazione. E’ un lavoro lento ma indispensabile, quello di VeDrò. Staremo a vedere.

Fonte: Trentino