CONTRIBUTO DEL COMITATO PROMOTORE
Date:
15.07.2008
Premessa
La grande sfida del prossimo futuro è data dalla capacità di ciascuno di noi di contaminare il popolo dei “delusi” attraverso un nuovo progetto di comunità.
Il nostro tempo politico è condizionato da due variabili indipendenti dalla nostra volontà:
la scadenza elettorale e la situazione politico-economica internazionale, condizioni che alimentano un profondo sentimento di insicurezza e una nostalgia del passato per cui “era meglio una volta”.
La storia contemporanea è il racconto delle nostre tradizioni, del tempo passato e del presente, che corrono fianco a fianco con le innovazioni tecnologiche ed i progressi della conoscenza.
La storia delle comunità è quella che ciascun individuo racconta attraverso la testimonianza quotidiana del fare, attraverso la capacità di tradurre in attività i beni del nostro territorio in un rapporto costruttivo tra pubblico e privato.
Gli operatori economici delle diverse realtà produttive, le associazioni e la cooperazione, il volontariato, i singoli che vivono tutti i giorni le microcomunità non possono rimanere ai margini del nostro progetto politico, progetto che è innovativo perché l’associazionismo democratico si esplicita proprio attraverso la partecipazione attiva di ogni cittadino ed è la partecipazione la viva testimonianza dell’appartenenza alla propria comunità.
Lo spaesamento generato dai cambiamenti connessi all’irruzione della globalizzazione nei territori diviene terreno fertile per quelle forze politiche che, invece di accompagnare la comunità verso il futuro, fomentano le paure per ottenere in cambio consenso.
Ma la paura altro non è che – come scrive Bauman – “il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare – che possiamo o non possiamo fare – per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla.”
La società è cambiata, si è disgregata, per questo è fondamentale costruire una “coscienza di luogo” del nostro territorio, una “comunità politica”: oggi la società va interpretata come un paradigma che lega i flussi (economici, finanziari, cognitivi ed energetici) ed i luoghi (i centri urbani ed i piccoli paesi delle valli).
Territorio, economia e comunità sono strettamente interdipendenti e costituiscono quella che Bonomi definisce la “geocomunità”, ovvero una dimensione dello spazio sociale che tiene insieme i processi di cultura materiale ed i processi di rappresentazione collettiva della comunità, dove gli attori sociali assumono responsabilità di sviluppo economico, sociale e culturale, fondando uno spazio comune identitario.
Il valore prodotto da ciascuna attività del fare, del pensare e dell’essere concorre a creare un valore esterno all’individuo. Questo significa che il successo del singolo può tradursi in successo di comunità e di intercomunità, poiché – al giorno d’oggi - la rete è l’unica possibilità di elaborare in termini positivi.
Allo stesso modo la sussidiarietà tra pubblico e privato deve diventare un rapporto di cooperazione e solidarietà che supera la competizione e gli interessi di parte.
Ed è proprio nel solco di questo rapporto che deve vivere e prosperare il nuovo capitalismo, un “capitalismo delle reti” che – come spiega Bonomi - parte dall’assunto che le sfide del nuovo millennio si sviluppano sui territori per allungarsi verso l’Europa e oltre.
Deve infatti essere l’intreccio di quei soggetti che operano, spesso al confine tra pubblico e privato, a creare l’incontro tra la dimensione locale (reti corte) e quella globale (reti lunghe) erogando servizi e beni competitivi:
- reti immateriali: quali il capitale umano e le conoscenze possedute dal nostro territorio, la ricerca e la comunicazione, l’Università e le istituzioni formative, i servizi collettivi e pubblici, la finanza e la valorizzazione della cooperazione e del volontariato;
- reti materiali: quali le infrastrutture per i trasporti, le fonti energetiche, la promozione e gestione del territorio e del patrimonio naturale, le reti digitali e satellitari.