Notizia del 03.09.2010

«Comunità, partiti snobbati»

TRENTO— «Un’appartenenza politica oggi viene vista quasi come controproducente. Ma non è giusto nè opportuno sostenere solo il nuovo per il nuovo». Il segretario dell’Upt Vittorio Fravezzi apre un fronte di riflessione sulla decisione dei partiti della coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni delle Comunità di valle: puntare su presidenti coalizionali, privi di appartenenza partitica riconoscibile per uscire dal vicolo cieco dei veti incrociati. Una scelta a cui Fravezzi riconosce anche delle virtù, fra cui quella di «puntare su persone stimate, di diffondere sul territorio lo spirito coalizionale e contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente» ma che lasciano comunque l’amaro in bocca per chi crede nel ruolo dei partiti.

L’analisi

«È indubbio — afferma Fravezzi— che su questo tema vada fatta una riflessione. La scelta di puntare su candidati non tesserati può anche essere letta come una sconfitta dei partiti, ma bisogna contestualizzare il discorso. Siamo in una fase storica in cui una forte appartenenza politica possa risultare controproducente: un po’ perché i partiti devono ancora uscire dalla fase post-tangentopoli che ha sancito la loro perdita di credibilità, un po’ perché va ricostruito un sistema politico con una classe dirigente. È una constatazione amara ma per queste ragioni è successo che candidature di persone che avevano un’esperienza politica e amministrativa siano state bocciate, come se il passato politico potesse essere una macchia. Non mi pare però che la ricerca del nuovo per il nuovo sia l’approccio corretto».

Anche perché si rischia di perdere di vista il significato profondo della partecipazione, che non può spuntare, sotto forma di comitati di protesta, solo su singoli temi. «Bisogna recuperare la capacità di fare sintesi e i partiti sono il soggetto adeguato per vestire questo ruolo. Per questo è importante che tornino ad esercitare un ruolo decisivo. Ci sarà bisogno di corpi intermedi che sappiano gestire la complessità». Una tesi che per ora però non è passata. Fravezzi non vuole tuttavia cancellare gli aspetti positivi delle candidature individuate che «aprono a persone valide e apprezzate, avviando quel processo di rinnovamento della classe dirigente e recuperando i legami con il territorio e con le persone».
Contro le bandierine

Le difficoltà registrate a far accettare dei nomi «politici» secondo Fravezzi sono da imputare anche all’assenza «soprattutto nei Comuni sotto i 3.000 abitanti, di una cultura coalizionale, che dobbiamo diffondere». Per questo secondo il segretario dell’Upt sarebbe ancora più importante «abbandonare la logica delle bandierine, che ancora qualcuno utilizza». Il riferimento velato è alle Stelle alpine che nel corso delle ultime settimane hanno avanzato richieste precise su nomi e territori. «È un approccio un po’ deludente» conclude Fravezzi.

I trasferimenti

Pur senza fare invasioni di campo, il segretario esprime anche un auspicio sul fronte caldo dei trasferimenti di personale dalla Provincia alle future Comunità. Mercoledì un vertice fra Provincia e enti locali ha rinviato la decisione a settembre. Ma all’avvio dei nuovi enti nessuno sarà trasferito. «Credo che il trasferimento sia un elemento importante e non penso che i dipendenti della Provincia si tireranno indietro. Anche come Comuni ci contiamo molto: si tratterà di un modo per riequilibrare su un territorio più ampio competenze diverse acquisite negli anni dai vari municipi».

Lo scenario

Lo scacchiere delle presidenze definito con tanta fatica dalle segreterie non mostra per altro la solidità auspicata. Se parevano essersi definite le candidature nelle zone più delicate (Gianluca Tait in Rotaliana, l’ex direttore degli artigiani Giovanni Benedetti in Paganella, Paolo Pedri o Claudio Ropelato in Bassa Valsugana) ieri il nome di Paoli per l’Alta Valsugana, che sembrava aver messo in soffitta quello discusso di Diego Moltrer, ha cominciato a vacillare. E rischia di avere un effetto domino, anche perchè restano da definire alcuni territori decisivi: val di Sole, Vallagarina e Alto Garda, dove il nome di Ruggero Morandi è ancora in bilico. L’unica certezza è che si tratterà, almeno in questo caso, di una figura espressa dal Pd.
 

ANNALIA DONGILLI

CORRIERE DEL TRENTINO