Notizia del 31.08.2010
La buona riuscita del progetto delle Comunità rappresenta per noi una importante scommessa politica: se falliranno la strada che porta alle elezioni del 2013 sarà in salita».
L’analisi politica è quella che offre l’assessore provinciale agli enti locali Mauro Gilmozzi impegnato sui due tavoli dell’avventura delle Comunità: su quello organizzativo (in qualità di assessore competente) e su quello politico (come uno dei “triumviri” che reggono le sorti dell’Upt).
Assessore Gilmozzi, la Lega sostiene che questa riforma istituzionale toglie i poteri ai Comuni per darli ad enti che aumentano i costi. Lei che dice?
«Che Lega ripete questa litania, giochicchiando su questo tema delle competenze. In realtà in Trentino gli enti intermedi sono molti meno rispetto alle altre Regioni che, tra l’altro, hanno molte meno competenze della Provincia che invece di tenersele le cede proprio ai Comuni. Dunque l’esatto contrario di quanto dice la Lega».
Ci fa qualche esempio di come cambieranno le cose?
«Le Comunità - e dunque i Comuni - pianificheranno le aree produttive che prima pianificava il Pup, pianificheranno il commercio, i servizi. Insomma: avranno più responsabilità nel definire il proprio futuro».
Qual è la garanzia istituzionale, se c’è, che queste Comunità non falliranno o ci dovremo rimettere alla buona volontà dei sindaci?
«La Legge dice che le funzioni associate devono essere esercitate dentro la Comunità. Da qui non si scappa. Il vero snodo di questa riforma sta nel sapere differenziare la programmazione, che sarà un po’ in capo alla Provincia e un po’ alle Comunità, e i servizi che potranno essere gestiti in modo unitario dalle Comunità in favore dei Comuni, penso agli appalti, agli espropri, all’assistenza legale. Così si riducono i costi e si eliminano le inefficienze».
Veniamo al piano politico: questa elezione è importante in quanto può rappresentare il ponte o la fossa tra i partiti e la comunità a seconda di come verranno gestite le candidature. E d’accordo?
«Questa è l’occasione perché i partiti dimostrino di non voler coprire spazi di potere, ma aiutino il territorio a fare sintesi. Devono favorire il dialogo dentro le Comunità e proporre buone liste, individuando persone che rappresentino dei ponti verso tutte le realtà che compongono un territorio».
Queste elezioni saranno fortemente politiche: perché, allora, tutta questa rincorsa alle civiche?
«Può esserci anche chi non si riconosce nei partiti, magari ex sindaci da sempre fuori dagli schieramenti. Va bene. Ma l’importante è che ciascuno sappia che, comunque sia, parteciperà ad una sfida che è politica. Qui dobbiamo evitare l’immobilismo dei comprensori, costruite su giunte dei sindaci senza colore politico dove però non si decideva nulla. Riportare la politica buona sul territorio credo sia utile per tutti».
Soprattutto per i partiti...
«Certo. Riallacciare buoni rapporti con il territorio è essenziale per radicarsi».
Queste elezioni saranno un banco di prova per il 2013 anche per il futuro Partito del Trentino?
«E’ certo. Un partito territoriale è tale se mantiene un legame stretto con la terra che vuole rappresentare. Se nelle Comunità di valle si litigherà anziché costruire, anche la politica provinciale ne subirà le conseguenze».
IL TRENTINO