Notizia del 26.08.2010
TRENTO. La Comunità di valle è una sfida culturale e per “sdoganarla” bisogna partire dalla scuola elementare. Lo sostiene Walter Cappelletto, presidente della Comunità della Val di Fiemme.
Cappelletto, lei è stato sindaco di Cavalese e ora è presidente della Comunità. Quali sono i vantaggi che questa offre ai Comuni?
Innanzitutto è importante chiarire che i Comuni non vanno a perdere potere. Dopo di che dico anche che le Comunità territoriali sono uno strumento fondamentale di decentramento e un luogo di partecipazione. Subentrando al Comprensorio, va in questa fase riorganizzato l’aspetto amministrativo. Va definito poi il programma di lavoro a medio lungo termine, ma soprattutto è necessario fare i primi passi per avviare un processo di partecipazione, senza il quale la Comunità perderebbe gran parte del suo significato. Un lavoro complesso, di cui vedremo i risultati nel tempo.
Come stimolare questa partecipazione? La comunità è vista come una specie di Ufo.
Il progetto è partito da lontano e ha visto, per i suoi presupposti e la sua stesura progettuale, il coinvolgimento diretto delle categorie economiche e della realtà associativa. In questa direzione va anche un laboratorio permanente di educazione e sperimentazione della partecipazione dei cittadini alla res pubblica, che coinvolgerà i ragazzi delle quinte elementari e della prima media della valle. E’ una sfida culturale e bisogna cominciare dai giovani.
Le comunità sono anche il simbolo della sconfitta dei Comprensori?
No, sono cose assolutamente diverse. Il Comprensorio era il braccio operativo della Provincia e operava per delega. Ora la Provincia, per il principio di sussidiarietà, affida alla Comunità competenze decisionali in campi come urbanistica, piani casa e di sviluppo economico, ma le attribuisce anche risorse.
Non più un mero esecutore, quindi.
Assolutamente no. Anzi dobbiamo imparare, come Comunità, a rivendicare competenze. Questa profonda riforma del sistema troverà la piena realizzazione con un trasferimento graduale di competenze ulteriori proprio alle Comunità di valle.
Cosa cambia per un Comune nel rapporto con la Comunità, rispetto a quello con il Comprensorio?
I rapporti con i comuni saranno fondamentali. Moltissime decisioni saranno assunte in codecisione. Ricordo che la Conferenza dei sindaci è un organo che per legge fa parte della Comunità di valle. Le scelte verranno fatte assieme ed è evidente che ci vorrà la massima collaborazione. Anche perché i Comuni avranno vantaggi, come servizi comuni, che garantiranno una maggiore offerta ai cittadini e risparmi di scala alle amministrazioni.
C’è chi paventa il rischio di assemblee senza maggioranza.
Purtroppo questa legge elettorale nasce da una mediazione, che ha previsto un’elezione diretta per il 60%. In una prima fase il presidente non avrà la maggioranza e anche per questo dovrà avere un disegno strategico complessivo.
Per Dellai le Comunità non sono solo un mero riordino burocratico ma una nuova cornice per fare del Trentino un vero Land.
Certo. Sono un vero e proprio laboratorio politico. Perché ci sia un Trentino competitivo occorre la politica, che media le aspettative della popolazione e le traduce in operatività. In questa fase la Comunità è necessaria. Più la vivo giornalmente più mi rendo conto che questa riforma capita a pennello. In questo momento storico, in cui si parla di federalismo e di politica padanocentrica, i territori sono obbligati a ripensarsi e riposizionarsi. O subiamo supinamente o decidiamo di determinare il nostro futuro assieme, con la partecipazione di tutti. Lo spirito del Land è questo: autodeterminazione, autogoverno, decentramento, sussidiarietà.
C’è poi il discorso degli sprechi: Comuni con 10 segretari su 50 dipendenti.
Il progetto Fare comunità ci permette di razionalizzare al meglio la macchina istituzionale del territorio. Non possiamo permetterci di avere situazioni del genere. Il Trentino deve essere competitivo. E’ un processo ambizioso, ma abbiamo le gambe buone per poterlo portare avanti.
LUCA MAROGNOLLI
TRENTINO