GIAMPAOLO ANDREATTA - 26.08.2010
C'è una frase nell'intervista al presidente Luis Durnwalder sull'Adige del 24 agosto, nella quale in due parole viene riassunto il senso di tutta una storia recente e meno recente di questa «terra fra i monti», governata da una costituzione materiale che prevede la ineludibile presenza di minoranze linguistiche che vogliono rimanere tali. I trentini - dice press'a poco Durnwalder - hanno contribuito e contribuiscono alla «difesa» dell' autonomia del Sudtirolo e noi sudtirolesi - continua - ci sentiamo più «garantiti» se i trentini dispongono anch'essi di una autonomia come la nostra. Il termine «difesa» come fine della politica, e quello di «garanzia» come mezzo per assicurare il fine, sono termini che segnano il tormento che - a partire dalla nascita degli stati nazionali, dai confini «sacri, inviolabili, eterni» - ha percorso queste terre.
Dapprima con gli abitanti di lingua italiana e poi, in posizione specularmente rovesciata, con gli abitanti di lingua tedesca, impegnati entrambi a rivendicare una propria autonomia. In questo contesto storico gli istituti a «difesa» e di «garanzia», sono stati concepiti solo ed esclusivamente per il gruppo per il quali erano preordinati - trentini sotto l'Austria, sudtirolesi sotto l'Italia - una sorte di categoria giuridica in qualche modo autarchica e chiusa, quasi a definire una specie di cittadella fortificata di stampo medioevale. L'intervista di Durnwalder ribalta questa concezione e individua nella autonomia dei trentini una «difesa» e una «garanzia» non solo per il Trentino, ma anche per l'Alto Adige/Südtirol, sottolineando esplicitamente che, al riguardo, vale anche il reciproco contrario: Trentino da un lato e Alto Adige/ Südtirol dall'altro, ciascuno con una propria distinta e separata autonomia, solidalmente destinati anche alla reciproca» difesa» e alla comune, anche se diversa, funzione di «garanzia». Anche per questa ragione - è la conclusione di Durnwalder - queste due autonomie sono entrambe «speciali» e in quanto tali sono garantite entrambe da un preciso «aggancio internazionale».
L'intervista di Durnwalder, apre una finestra anche sulle prospettive di completamento del sistema con l'associazione piena ad esso del Tirolo del nord. Le strade per questo tipo di unione «non sono mai facili», risponde Durnwalder alla domanda del giornalista; «i confini ci sono», precisa, facendo riferimento, io credo, non solo ai confini di stato del dopo Schenghen, ma anche a quel complesso di vincoli confinari, anche psicologici, derivanti da convinzioni sedimentate sul modo di sentire e vivere un Tirolo non più riproponibile nelle sue forme passate: il «vecchio Tirolo», come lo chiama appunto lo stesso Durnwalder, ricordando un incontro con quelli che lui definisce i suoi «rappresentanti austriaci». E qui credo che il Trentino può fare qualche cosa di interessante. Dellai con la invenzione della «staffetta» ha rimesso in gioco una Regione per i sudtirolesi «inutile» e quindi da sopprimere, convertendola in istituzione «utile», anche se tutta da reinventare, per una rinnovata funzione di ente condiviso tra Trento e Bolzano.
C'è bisogno oggi di un'altra intuizione tipo quella della Regione, per dare ulteriore corpo ai rapporti nord-sud, salvaguardando anche quello «speciale» rapporto tra Bolzano ed Innsbruck, in qualche modo speculare, allo «speciale» rapporto fra Trento e Bolzano; quella attorno al Brennero è stato infatti da sempre uno spazio di governo a geometria variabile e a questa articolata filosofia istituzionale, credo che bisogna in qualche modo ritornare. Questa può essere un'altra delle eredità che Dellai può lasciare al termine del suo mandato, approfittando anche del tempo in cui ci si arrabatta per trovare il suo successore.
L'ADIGE