Notizia del 08.08.2010
«La battuta di Nicoletti su Dellai a Kamauz è stata poco simpatica, ingenerosa e uscita male, perché lui sa bene che si deve soprattutto al presidente se, a differenza del resto del Nord, il centrosinistra autonomista in Trentino è al governo». Vittorio Fravezzi , segretario provinciale dell'Unione per il Trentino, ha trovato sgradevole che nel commentare le dichiarazioni del governatore, con cui Dellai escludeva di lasciare il suo incarico prima del 2013 per candidarsi alle eventuali elezioni politiche anticipate, il segretario del Pd trentino, Michele Nicoletti, abbia ricordato che: «Veramente qualche tempo fa Dellai aveva detto che preferiva andare a Kamauz che a Roma». Si è trattato di un richiamo alla volontà espressa a suo tempo dal presidente della Provincia di lasciare la politica attiva concluso il suo impegno di governatore, nel 2013, quando, in forza della legge elettorale che pone il limite di due mandati consecutivi non potrà più ricandidarsi. «L'originalità della nostra coalizione - sostiene Fravezzi - è stato l'asse vincente e sappiamo che finché c'è Dellai rimane unita, sul dopo invece c'è da essere più preoccupati. Il Pd non è autosufficiente a livello locale e nazionale, ma in Trentino il polo della responsabilità c'è già e io inviterei il Pd trentino a non confondere i due piani e a non andare in fibrillazione come a Roma perché si parla di terzo polo. Qui la coalizione è chiara e l'accordo che abbiamo fatto giovedì sulle Comunità di valle ne è la conferma».
Giorgio Lunelli capogruppo dell'Upt in consiglio provinciale e membro della segreteria del partito, sulle parole di Nicoletti rincara la dose: «È una battuta ferragostana che mi mette in imbarazzo, ma è da prendere per quello che è conoscendo il rapporto di grande simpatia che dura da 30 anni fra Nicoletti e Dellai». «A Dellai - sottolinea Lunelli - si deve la ricetta che ha consentito al Trentino nel '98 di uscire dalla più grave crisi di ingovernabilità della storia dell'autonomia con l'idea politica della Margherita prima e dell'Upt poi, che è andata a beneficio degli alleati. A chi come Nicoletti e Kessler può pensare che sia utile il ritiro dalla vita politica di Dellai al termine del suo mandato di presidente ricordo che il Trentino è l'unica realtà del Nord dove il Pd è al governo. Un domani questa nostra ricetta potrebbe rivelarsi valida anche per il livello nazionale e allora non so se Dellai, ultimato il suo impegno di presidente della giunta, avrà voglia e lo stimolo di rinunciare a Kamauz per impegnarsi a Roma». Secondo Lunelli il guaio del Pd è che: «Si è reso conto che da solo non è sufficiente e i suoi esponenti nazionali e locali sono nervosi, come si capisce bene dal fatto che ogni giorno si leggono tre dichiarazioni che dicono tre cose diverse. Quello che dice Bersani è diverso da quello che dice Letta o Vendola o il senatore Tonini, creando una situazione persino imbarazzante. Dunque nel Partito dovrebbero cominciare a pensare a questo, invece che prendersela con chi al Nord ha consentito al Pd di andare al governo. Il problema oggi - aggiunge Lunelli - non è capire se Dellai andrà a Roma o a Kamauz ma se in Italia c'è la possibilità per un'alternativa a Berlusconi e allora Dellai potrebbe essere utile». Il capogruppo dell'Upt pensa infatti, come il governatore, che il «Pdl sia ormai finito perché nasceva sulla base dell'accordo tra Berlusconi e Fini e come risposta bipartitica alla nascita del Pd, ma proprio questo sta mandando il fibrillazione il Partito democratico».
LUISA MARIA PATRUNO
L'ADIGE