Notizia del 06.08.2010

Dellai: «Non lascio Piazza Dante»

TRENTO. Il governatore meglio di Ulisse, non serve nemmeno che si leghi all’albero maestro. Le sirene che da Roma chiamano resteranno inascoltate e lui resterà saldo al timone della Provincia. Lo ha detto lui stesso, ieri, nell’ambiente informale del rifugio Barricata, a Grigno.
 

Presidente Dellai, si parla di elezioni anticipate. Ci fa un pensierino?
 Ogni tanto leggo di queste fantasiose ipotesi e sorrido. Siamo in un momento delicatissimo per l’autonomia e sarebbe da irresponsabili provocare, proprio adesso, una situazione di instabilità.
 

La giunta è dunque salda e proseguirà il suo lavoro fino al 2013?
 Salda come una roccia. Siamo concentratissimi sul nostro lavoro istituzionale e questo è proprio il momento di tenere duro. Ci aspettano stagioni difficili, anche in Trentino e quello che serve adesso è un grande sforzo di coesione, di difesa dell’autonomia e di concentrazione sugli obiettivi. Sarebbe paradossale, da parte nostra, dare un contributo all’instabilità.
 

E Roma?
Non posso dire che non mi piacerebbe dare il mio contributo ad una nuova stagione politica nazionale, ma sono convinto che si possa avere un ruolo politico importante anche come nei panni del presidente del Trentino.
 

Sta lavorando alla sua successione del 2013?
 Sto lavorando ad un’architettura politica in vista del 2013, nell’ottica della formazione di un “partito” che superi gli schemi del Novecento e aggreghi forze capaci di riconoscersi in una certa visione del Trentino e dell’autonomia in un contesto europeo e glocale.
 

In Trentino si è avviato questo processo, non facile, di aggregazione su visioni politiche, anziché su stereotipi di destra e sinistra. A livello nazionale non è così.
 La crisi in corso è quella del berlusconismo (la scorciatoia di vent’anni fa per uscire dalla crisi dei partiti) ma anche quella di chi ha impostato la politica contro Berlusconi. Il gruppo “degli astenuti”, che io non chiamo “terzo polo”, ha messo in luce che questo tipo di bipolarismo non funziona. Io sono piuttosto per un polarismo: un’aggregazione di forze che si presenta ai cittadini con una visione comune del futuro. In Trentino siamo su questa strada, a livello nazionale no, anche se in molti ormai si interrogano.
 

Meglio allora far cadere il governo e rincominciare da capo?
 Assolutamente no. Sarebbe da irresponsabili far cadere il governo ora che c’è da gestire una finanziaria così imponente. In più non esiste un’alternativa credibile e non si è cambiata la legge elettorale. Il rischio è quello di trovarsi un nuovo governo con gli stessi problemi di oggi. No. Servirebbe un governo di transizione che metta assieme, senza pregiudizi, le forze disponibili a traghettare l’Italia in un nuovo modello politico. Questo bipolarismo non funziona. Questo stato centralista non funzione. Serve chiudere il vecchio ciclo politico e aprirne uno nuovo.
 

Che legge elettorale vorrebbe?
 Alla tedesca, con uno sbarramento molto alto e forti ostacoli al trasformismo.
 

E la nostra autonomia come sta?
 A un punto di non ritorno. Se ci fermiamo rischiamo l’omologazione e di farci risucchiare nell’anonimato. Se ci crediamo dobbiamo correre anticipando i tempi. Essere i primi in Italia non ci basta, dobbiamo essere tra i primi in Europa. Solo l’eccellenza ci salva: università, ricerca, welfare moderno, tecnologia, riforma istituzionale, metroland. Dobbiamo renderci conto che l’autonomia - che non è il federalismo calato dall’alto che vorrebbe fare il governo ma è molto di più - va conquistato ogni giorno e le possibilità che ci offre vanno di pari passo con le responsabilità. L’autonomia è un sogno collettivo.
 

Siamo in ritardo su questa strada?
 Non direi, ma è indubbio che dobbiamo accelerare su tutto quello che crea dinamismo, introducendo la competitività nel pubblico e nel privato, assumendoci le capacità di rischio, recuperando energie e cercando talenti.
 

E riformando le istituzioni.
 Io vedo Comuni protagonisti che presidiano la democrazia in tutto il Trentino; le comunità di valle che si presentano come service a favore dei Comuni, abbattendo le spese complessive grazie alla gestione del personale e alla diffusione della tecnologia; e una Provincia che diventi più snella, un piccolo “Stato”, occupandosi dei grandi temi e del governo generale.