Notizia del 06.08.2010

Dellai: «Resto fino al 2013, serve stabilità»

TRENTO — Lorenzo Dellai non si farà tentare dalle «sirene della politica», non si candiderà in caso di elezioni anticipate. Lo ha assicurato ieri dopo la giunta tenutasi al rifugio Barricata di Grigno. «Mai come adesso l’autonomia ha bisogno di stabilità. La giunta terminerà il suo mandato nel 2013». Tra le priorità della legislatura indicate dal governatore, il decollo delle Comunità di valle «che non solo non costeranno di più — ha assicurato — ma ci faranno risparmiare risorse e guadagnare efficienza». Da Trento, Dellai continua a guardare a Roma. L’obiettivo è la nascita di «un nuovo polo di governo, non un terzo che giochi di sponda con gli altri due» e la strada auspicata per arrivarci è «un governo di transizione» aperto a tutte le forze disponibili. Al governatore piace il sistema elettorale tedesco «con uno sbarramento alto e poteri forti all’esecutivo». Pronta la replica della Lega Nord. «Indicare una nuova maggioranza — afferma Maurizio Fugatti— spetta agli italiani».  
 

«Si può svolgere un ruolo di profilo nazionale anche stando a Trento». Al termine della seduta di giunta tenutasi ieri al rifugio Barricata di Grigno, Lorenzo Dellai ha voluto smentire le voci di una sua candidatura in caso di elezioni anticipate. «Mai come adesso l’autonomia ha bisogno di stabilità. La giunta terminerà il suo mandato nel 2013». Tra le priorità della legislatura, il decollo delle Comunità di valle «che non solo non costeranno di più, ma ci faranno risparmiare risorse e guadagnare efficienza». Da Trento, il governatore non smette però di guardare a Roma. L’obiettivo è la nascita di «un nuovo polo di governo» e la strada auspicata per arrivarci è «un governo di transizione».

 
Presidente, è vero che in caso di elezioni anticipate lei si candiderà, determinando con le sue dimissioni lo scioglimento del consiglio provinciale?
«No. Se c’è una cosa che non è in discussione è la stabilità del governo dell’autonomia. Attraversiamo una fase di grande inquietudine e incertezza politica. Una delle poche cose certe è che la giunta terminerà il suo mandato nel 2013. Sarebbe paradossale se in una stagione che si preannuncia difficile anche per il Trentino, da noi arrivasse il contributo dell’instabilità. Non ci faremo tentare da nessuna sirena politica. Abbiamo altre ambizioni».

Quali?
«Governare tre grandi processi che interessano anche il Trentino. La crisi economica globale: in passato l’autonomia serviva a gestire ciò che essa conteneva. Oggi non basta, la potenza dei flussi è pari alla potenza dei luoghi. Poi il cambiamento in atto nello Stato italiano. Dobbiamo difendere l’autonomia da un’omologazione al ribasso con il federalismo. Il terzo processo è culturale. Si tratta di ritrovare, nei cambiamenti di linguaggi e stili di vita, i fili della nostra identità e della nostra appartenenza».

Con quali strumenti?
«La riforma istituzionale dell’autonomia, la costruzione di una regione della conoscenza, l’elaborazione di un welfare di livello europeo e la dotazione di un sistema di infrastrutture ecocompatibile».

Per i cittadini, la riforma istituzionale comincerà il 24 ottobre, con il voto. La paura è che rappresenti un appesantimento dell’apparato burocratico e dei costi.
«Ho visto molte letture al ribasso. Noi snelliremo l’apparato, daremo potere e responsabilità ai territori, rafforzeremo il senso appartenenza. Le Comunità di valle non solo non costeranno di più, ma ci faranno risparmiare risorse e guadagnare efficienza».

Non era più semplice accorpare i moltissimi Comuni?
«I Comuni esistono da prima della Provincia e rappresentano un presidio fondamentale del territorio. Nessuno li costringerà ad accorparsi. Le Comunità di valle assolveranno una funzione di service del sistema. Se ora abbiamo nove segretari comunali in un’unica valle, nove uffici del personale e via dicendo, domani basterà un segretario, un ufficio del personale».

La legge elettorale non è un po’ bizantina?
«È frutto di un compromesso, un buon compromesso, ma non è escluso che nella prossima, o magari in questa stessa legislatura possa essere rivista».

Lei a Roma non va, ma resta coordinatore di Api. Cosa pensa della situazione che si è creata? Si torna a votare?
«È possibile, anzi direi probabile che non si arrivi alla fine della legislatura. Votare oggi, tuttavia, sarebbe un atto altamente irresponsabile, una scorciatoia per regolare conti interni. Il voto di mercoledì alla Camera apre due prospettive. O il governo ritrova forza e va avanti. Oppure cade e, in quel caso, il mio auspicio è che si dia vita a un governo di transizione, di salute pubblica, che cambi la legge elettorale e renda nuovamente agibile il campo di gioco». Perché non ridare la parola agli italiani?
«Tornare al voto con questa legge e questo bipolarismo non produrrebbe stabilità. Al Senato non ci sarebbe nemmeno una maggioranza».

Un governo composto da chi?
«Da tutte le forze disponibili».

Compresa la Lega?
«Nessuno escluso».

Ma un esecutivo così composto avrebbe la forza di trovare un accordo su una materia delicata come la legge elettorale?
«È l’unico governo in grado di farlo. È chiaro che stiamo parlando di una situazione che non è fisiologica, ma patologica».

Quanto durerebbe?
«I governi non sono mai a termine, ma direi che non potrebbe trattarsi solo di qualche mese».

Quale sistema elettorale suggerisce?
«Quello tedesco (proporzionale, ndr) con uno sbarramento alto e poteri forti al governo».

Lei prima ha accorpato legge elettorale e bipolarismo.

«Lo schema centrodestra-centrosinistra mi pare finire con questo governo. Con il berlusconismo entrerà in crisi anche l’antiberlusconismo. Io penso alla nascita di un nuovo polo di governo».

Il terzo polo nato dall’astensione dei finiani?
«Non esiste un partito dell’astensione e io non penso a un terzo polo che giochi di sponda sugli altri due. Penso sia necessario un primopolo. In Trentino c’è già e, come ogni primo polo, è maggioranza. Il quadro dei partiti è destinato a scomporsi. Nei confronti del Pd è in atto un’opa (Vendola, ndr) e anche nell’area cattolica c’è inquietudine. Del Pdl sappiamo e pure la Lega dovrà riflettere».

Non teme che, nel disorientamento politico generale, finiscano per prevalere atteggiamenti di mera rappresentanza territoriale? Il partito del sud, quello del nord e via dicendo?
«Servirebbe uno Stato centrale leggero e una visione di futuro forte. Invece abbiamo il contrario: un centralismo senza visione che cerca di delegittimare le Regioni applicando una sorta di federalismo comunale. Vedo rinascere ripiegamenti localistici. Per questo serve una visione di futuro».

Un’ultima domanda. Lei nel 2013 non potrà ricandidarsi, vede nascere delle leadership?
«Io voglio consegnare delle scelte strategiche di lungo respiro e, trattandosi del mio partito, sono interessato alla nascita del Partito del Trentino. Quanto alla leadership è il frutto di un mix di condizioni politiche e personali, con un pizzico di fortuna».
 

TRISTANO SCARPETTA

CORRIERE DEL TRENTINO