Notizia del 01.08.2010
TRENTO — «Il 25 luglio di Berlusconi può arrivare da un momento all’altro», Giorgio Lunelli, capogruppo provinciale dell’Upt, pensa già a un governo di larghe intese e alle crepe del bipolarismo. «C’è spazio solo per un governo tecnico», ribatte Giorgio Tonini, senatore e presidente del Pd del Trentino, convinto che «occorra liberare il bipolarismo da Berlusconi, non liberarsi dal bipolarismo».
Terremoto
Lo scossone dei finiani, che restano ufficialmente in maggioranza ma hanno costituito i gruppi parlamentari autonomi di «Futuro e libertà», ha mandato in fibrillazione anche i partiti in provincia. L’Unione per il Trentino, che ha avviato la fase costituente di un soggetto di raccolta da realizzare insieme a Patt, liste civiche, forze socialiste e liberali, guarda con attenzione alle turbolenze romane per risolvere uno dei problemi chiave in funzione futura: la proiezione nazionale.
In dicembre Dellai e una nutrita pattuglia di esponenti upt avevano contribuito a lanciare Alleanza per l’Italia, guidata da Francesco Rutelli, con il governatore trentino nominato coordinatore nazionale. Poi, freddamente, Trento ha preso le distanze dal soggetto con cui, stando alle dichiarazioni d’intento, l’Unione si sarebbe dovuta legare tramite una confederazione. Ma sulla reale natura territoriale del soggetto di Rutelli e Tabacci, in Trentino i dubbi non sono mai stati sopiti.
Ora però da Roma arrivano le avvisaglie di quello che Lunelli chiama «dissoluzione di un sistema bipartitico, con Fini che esce dal Pdl a dimostrazione che le fusioni a freddo non pagano, compresa quella che ha dato origine il Pd». E in questo quadro, a cui va associata anche l’evoluzione dell’Udc, torna a fare capolino la prospettiva di quello che sempre Lunelli chiama «un polo degasperiano» sulle ceneri del bipartitismo.
Nuova mappa
Il capogruppo dell’Unione, senza pronosticare i tempi, parla di «big bang dopo il quale nasceranno nuove aggregazioni politiche in cui gli esponenti del cattolicesimo democratico dovranno cercare intese con l’Udc, ma anche con il mondo socialista e con parti del Pd, che mostra le lesioni conseguenti alla fusione a freddo che ne ha segnato la nascita».
Il collasso di Berlusconi, però, passa per una crisi che non si è ancora ufficialmente aperta. Anche perché il premier sta facendo campagna acquisti al centro, anche tra gli stessi esponenti di Api. Ieri Rutelli è stato costretto a smentire pubblicamente qualunque inciucio: «Nessuno pensi di spendere il nome di un movimento politico che è nato in modo coraggioso, nuotando controcorrente per operazioni balneari. Detto in cinque parole, non c’è trippa per gatti».
Dubbi verso Roma
Un negoziato di Api con Berlusconi sancirebbe probabilmente la fine di qualunque ipotesi di collaborazione con l’Unione per il Trentino. «Mi sembrerebbe molto strano — commenta Lunelli— che un soggetto politico nato per innovare diventi la stampella per tenere in piedi il governo Berlusconi». E qui ripartono i distinguo: «Noi in ogni caso — precisa Lunelli — non siamo l’Api, ma l’Unione per il Trentino: potremmo eventualmente confederarci». Lunelli, peraltro, fa ancora parte del gruppo di lavoro di Api che sta scrivendo lo statuto e, insieme con Dellai, all’inizio di settembre è atteso in Umbria alla festa nazionale di Alleanza per l’Italia.
Secondo Lunelli «ogni giorno è buono per diventare il 25 luglio di Berlusconi» e disegna la prospettiva di un governo «di larghe intese, che tenga le redini dell’economia e vari una riforma elettorale seria».
I democratici
Giorgio Tonini, senatore e presidente del Pd del Trentino, vede come unica alternativa al ritorno alle urne un governo tecnico, senza rappresentanti parlamentari. «Le variabili in gioco — spiega — sono molte. Bisogna vedere cosa farà Fini, che resta nel governo ma parla di sostegno caso per caso, senza deleghe in bianco. Bisogna vedere cosa farà Berlusconi: vuole sminare il terreno o provocare altre fratture per andare al voto? E la Lega accetterà un governo destinato a navigare a vista?». Per Tonini «la crisi della legislatura» è già cominciata. «Se la maggioranza non ritroverà una rotta condivisa, bisognerà tornare alle urne subito, o dopo un passaggio tecnico per fare una legge elettorale migliore dell’attuale, che garantisca la governabilità e consenta agli italiani di scegliere i propri rappresentanti. Il mattarellum andrebbe bene». Ma sul da farsi le posizioni all’interno del Pd sono variegate: la disponibilità di Bersani a un esecutivo di salvezza nazionale sono state oggetto proprio delle critiche di Tonini. Domani si aprirà l’ennesimo confronto interno. «Io — spiega Tonini— credo che creare una maggioranza diversa da quella votata alle elezioni fornirebbe a Berlusconi l’argomento per attaccare "la solita sinistra che governa grazie a un colpo di Palazzo". È una sciagura da evitare».
Quanto al superamento del bipolarismo, la distanza con Lunelli è siderale: «Il bipolarismo — spiega Tonini — è stato negativamente influenzato da Berlusconi. Qualcuno, anche nel Pd, dice che possiamo finalmente liberarci del bipolarismo. Io dico invece che possiamo liberare il bipolarismo da Berlusconi. Se torniamo a sciogliere il Pd, a rifare An, se torniamo insomma all’Italia dei 18 partiti, credo che vincerebbe ancora Berlusconi.
L’addio di Salvetti
Dall’Upt, intanto, escono Lucio Salvetti e i suoi «Autonomisti uniti»: «La base dell’Unione e del Patt non vogliono la fusione tra i due partiti e molti scontenti usciranno. Noi siamo attenti a questi movimenti e ciò è politicamente incompatibile con ruoli all’interno dell’Upt, ecco perché ho lasciato. Prendiamo le distanze anche da Api, perché non possiamo andare con chi tratta sottobanco con Berlusconi».
CORRIERE DEL TRENTINO