Notizia del 29.07.2010
TRENTO— Riparte in Trentino la discussione sui costi della politica. Riparte mentre Roma annuncia la decisione della Camera di togliere 1.000 euro netti dalla busta paga (11.700 euro al mese) dei parlamentari e si attende il via libera del Senato: 500 euro verranno scalati dalla diaria di soggiorno e 500 dalle spese per il rapporto con gli elettori, vale a dire da quanto viene destinato ai portaborse. A chiedere ai consiglieri provinciali e regionali di seguire l’esempio dei parlamentari è il segretario della Uil Monari: «Si rischia che un consigliere provinciale guadagni più di un parlamentare», spiega, invitando nuovamente a ridurre il numero dei Comuni e quello delle consulenze. In cifre un consigliere provinciale di Trento o Bolzano guadagna 6300 euro netti al mese; uno stipendio che aumenta del 30% per gli assessori e che diventa di circa 9400 euro per il presidente trentino e 12600 per quello dell’Alto Adige.
Secca la replica del triumviro provinciale Upt Giorgio Lunelli: «Siamo 1.000 chilometri avanti a Roma, siamo l’unica regione ad aver tagliato del 25% complessivo i costi della politica, abolendo lo scandalo dei vitalizi e abbassando le indennità. Si dice sempre che non facciamo abbastanza». Anche il presidente altoatesino Luis Durnwalder risponde: «Durante questa legislatura abbiamo abbassato del 15% l’indennità di carica provinciale, Roma non chieda di più». Il consigliere trentino Idv Firmani invita senza mezzi termini Roma a prendere esempio dal Trentino Alto Adige: «Se i parlamentari tra Camera, Senato e Parlamento europeo sono all’incirca 1.000, il risparmio annuale sarà di circa 12 milioni di euro. Se si seguisse il modello Trentino anche in sede nazionale, abolendo i vitalizi, tra parlamentari e consiglieri regionali si arriverebbe ad un risparmio di circa 250 milioni di euro».
ELISA DOSSI
CORRIERE DEL TRENTINO