GIUSEPPE RASPADORI - 16.09.2008

La famiglia? Non c’è

Il dibattito sulla scuola è più che importante: potrebbe riassumere l’intero confronto elettorale e, di più ancora, essere il fondamento per una lettura della società che stiamo vivendo, dei tempi nuovi, dei cambiamenti, della capacità di analisi del presente senza indulgere in stereotipi, nostalgie e schemi appartenenti ad un mondo che non esiste più.
In questo senso sono molto indicativi gli interventi, tutti molto appassionati e argomentati, che si susseguono quotidianamente sul giornale da parte di insegnanti e genitori, densi di considerazioni sincere, dubbi e interrogativi.
 

Una lunga e bella lettera di una madre, Lucia Sicheri, che già aveva raccolto 400 firme contro il tempo “eccessivamente pieno” nella scuola primaria, ieri, commentando favorevolmente il voto in condotta, scriveva: «la scuola rappresenta da sempre il primo esordio sociale ed è il campo in cui mettere in pratica autonomamente ed individualmente quanto appreso in famiglia...», onde per cui ben venga, da parte di un bambino, il confronto con la realtà che non è fatta solo di mamma e di famiglia.
 

Il ragionamento sembra non fare una grinza, solo che è un ennesimo esempio di come noi facciamo valere schemi validi nel passato ma, appunto, non più esistenti. Oggi, nella maggior parte dei casi, un piccolo non ha una propria crescita in famiglia prima di passare alla scuola. Oggi, con il lavoro di entrambi i genitori, un piccolo, prima della scuola primaria, trascorre la maggior parte del proprio tempo diurno alla scuola materna, e prima ancora al nido dove viene immesso a cominciare anche dal quarto mese di vita. È una esperienza assai diversa dal passato ancorché recente, un’esperienza che modifica radicalmente, anzi “ribalta” il rapporto tra apprendimento in ambito familiare e realtà esterna. Tutto il corredo cognitivo, emotivo, esperenziale di un bambino avviene e si compone proprio nella realtà “esterna” del nido e delle materne. Egli è accompagnato da personale altamente specializzato, attento e capace osservatore di tutte le fasi di sviluppo mese per mese. Un personale formato a fornire accoglienza e stimoli nei confronti di ogni dimensione mentale, affettiva e relazionale di un poco più che neonato. Dotato di una consapevolezza delle caratteristiche della prima infanzia che non ha eguale in nessun genitore che non abbia altrettanta scuola e specializzazione. Una capacità di accompagnare la crescita complessiva, che ancor più è esperienza fondante per un piccolo in quanto avviene assieme agli accudimenti fisici primari, dalla nutrizione agli svezzamenti, all’igiene personale, al sonno ed ai risvegli. Ambienti adeguati, ricchi di giochi e di colori, una o più persone sempre attente, costantemente disponibili a elaborare coi piccoli curiosità, sensazioni, nuove facoltà e comportamenti.

 

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E tutto questo avviene, ripeto, per la maggior parte del tempo della vita diurna di un bambino. Quando le cose non erano così possiamo ben intendere che il voto di condotta equivalesse ad un voto dato alla capacità della famiglia di educare un bambino alle relazioni esterne. Un voto che, se negativo, imponeva al bambino di modificare modi, rispetto e impegno, non sufficientemente appresi nell’ambito familiare. Un voto quindi ri-educativo. Ma oggi, tendenzialmente, il quadro e i ruoli sono ribaltati. La crescita e l’educazione avviene prevalentemente a scuola, ed è lì, ed è giusto così, che gli insegnanti più che dare i numeri abbiano a trarre, da eventuali comportamenti anomali, utili indicazioni per le proprie strategie educative.
 

Tutto questo per quanto riguarda l’infanzia, quel bel mondo delle operazioni concrete in cui il bambino esprime ciò che ha assorbito. Sì, come una spugna. Con la pubertà si evolve il cervello assieme agli ormoni, e i ragazzini sono in grado di ragionare anche in astratto, e col pensiero coordinare meglio i comportamenti. Ma la scuola, ancora una volta, è lì apposta proprio per comprendere ed essere guida, per stimolare passione e disciplina. Non per giudicare chi in ultima analisi è solo “in formazione”. Poi verrà, con la maggiore età, la vita e la responsabilità delle proprie scelte autonome, gli impatti i successi e le sconfitte.
 

Ma in tutta questa prima fase c’è poco da tagliare, che non sia un semplice tagliare corto ai propri compiti, contravvenendo i quali daremmo certamente vita ad un sistema scolastico di antico conio, completamente inadatto alle libertà di espressione di sé cui oggi tutti noi aspiriamo. Mi rendo conto di avere dato, in queste righe, molto peso alla scuola e scarso rilievo al ruolo della famiglia che, invero, si riduce spesso a due genitori verso sera e nei week end, e a “zero” fratelli. Bah, nel poco tempo che passano con il figlio, cerchino di essere modello di coerenza nel pensare, nel parlare e nell’agire. Non è poco. Ma molto di più non è dato.

 

Trentino