Notizia del 08.07.2010

Upt, la base indecisa sul futuro

TRENTO — La base dell’Upt è indecisa sul futuro. Sabato a Vezzano l’assemblea straordinaria discuterà del progetto di «partito del Trentino» voluto da Lorenzo Dellai. Ma sulla fusione con il Patt non tutti sono d’accordo. Nicola Ferrante, coordinatore a Trento, apre senza riserve. Gianpiero Passamani (Levico), dice sì all’accorpamento, ma «solo se avviene in modo graduale». Per Carlo Marinelli (val di Sole) «l’Upt non smobilita, almeno qui in valle». Netto il consigliere provinciale Gianfranco Zanon: «Sabato non si parlerà di fusione». Sul futuro del partito si pronuncia il coordinatore uscente Marco Tanas, che accetta di essere affiancato alla segreteria. «Con gli autonomisti — dice — per avere la leadership nel 2013».
 
Fusione sì, fusione no. O almeno non subito. All’interno dell’Unione per il Trentino le posizioni sono tutt’altro che univoche in merito al progetto annunciato dal leader Lorenzo Dellai. La prospettiva di confluire assieme al Patt nel «Partito del Trentino» evocato dal governatore trova pareri favorevoli e contrarietà nette. Anche da esponenti di primo piano, come il consigliere provinciale Gianfranco Zanon. In fibrillazione c’è l’intera Upt, a pochi giorni dall’assemblea straordinaria. Sabato a Vezzano iscritti, quadri e big si troveranno per discutere del processo costituente verso il «partito di raccolta territoriale». Un soggetto nuovo, da fondare con chi ci sta: dagli autonomisti ai laici, passando per i protagonisti delle liste civiche. Ma è uno scenario che non piace a tutti.
 
Nicola Ferrante, coordinatore upt del capoluogo, apre senza riserve al progetto. «Nella sezione cittadina del partito c’è una valutazione positiva della fase che ci attende. Si tratta di un’evoluzione del progetto dell’Unione, che dopo un patto di consultazione con Patt e Udc veleggia verso un polo territoriale autonomista e riformista». Ora però bisogna accelerare: «La costituzione del partito del Trentino va fatta il prima possibile, serve massa critica per una proposta di governo vincente». La prospettiva, contenuta nella mozione «unitaria e condivisa» a cui sta lavorando Giorgio Lunelli, è quella di aggregare anche le forze laiche, socialiste e le liste civiche. Con l’obiettivo, ammesso anche da Ferrante, di avere più peso in vista della trattativa con il Pd per la leadership del centrosinistra alle elezioni provinciali del 2013.
Il tempo stringe. Ma c’è chi invita a fare «passi graduali».

«Siamo favorevoli al partito del Trentino, a patto che sia un’evoluzione graduale» precisa Gianpiero Passamani, sindaco di Levico. «Le fusioni a freddo — prosegue — non funzionano, lo si è visto con l’esperienza di Ds-Margherita». Per il primo cittadino della Valsugana sabato non si parlerà di sciogliere il partito. La fusione dovrà avvenire non prima delle elezioni per le comunità di valle dove è «meglio andare con liste separate» all’interno della coalizione. Poi ci si può anche unire, «ma bisogna che il gruppo dirigente sia valido e in grado di far capire il senso del cambiamento».

Dalla val di Sole il coordinatore Carlo Marinelli riporta il dibattito alla dimensione della base. «La diversità di vedute sul progetto indicato da Dellai riguarda il livello provinciale. Io posso dire che l’Upt non smobilita. Qui in val di Sole no di sicuro, gli iscritti ne sono convinti. Prima di inventarsi chissà quali cose bisogna decidere i contenuti. Servono le persone più che i nomi». Marinelli non chiude la porta alla fusione, da fare «entro il 2013», ma avverte: «La gente deve capire che si tratta di una nuova proposta e non di un semplice cambio di nome. C’è il rischio che l’elettorato non comprenda e si smarrisca. Per il partito del Trentino non vedo ostacoli insormontabili, ma la sostanza deve essere credibile».

A Besenello Carmen Manfrini, ex sindaco, componente del «parlamentino dei territori», preferisce non pronunciarsi pro o contro. «Non voglio sbilanciarmi, è prematuro. Attendo la discussione di sabato. Sono sicura che il partito prenderà a maggioranza la decisione giusta». Qualunque sia, gli elettori la capiranno: «Il rischio che la gente non ci segua? Sono rischi che si corrono, va considerato che negli ultimi anni tutti i partiti hanno fatto una grande evoluzione».

Di avviso opposto invece Zanon, ex sindaco di Cunevo, in val di Non, e ora consigliere provinciale. «La discussione di sabato? Non si parlerà di fusione— mette in chiaro— ma dell’accordo con il Patt che è nell’aria da due anni». Una posizione che sarebbe condivisa dal resto del gruppo consiliare. Secondo Zanon, i due partiti possono costituire un polo territoriale ma «mantenendo distinte le due identità». «È la gente che lo richiede». E gli stessi rappresentanti eletti: «Chi voleva andare col Patt poteva farlo prima. Noi siamo popolari ex margheritini, non siamo né del Pd né delle Stelle alpine». Il consigliere non prende in considerazione l’eventualità che l’assemblea metta la sua tesi in minoranza, optando per la «fusione subito»: «Non credo si arriverà a tanto».

STEFANO VOLTOLINI

CORRIERE DEL TRENTINO