Notizia del 07.07.2010
TRENTO. «L’Upt non è un partito morto e neanche morente. Ma soprattutto non è un partito in vendita, dentro il quale si può fare campagna acquisti politica». A quattro giorni dall’assemblea provinciale che deciderà il futuro dell’Unione, il capogruppo in consiglio provinciale Giorgio Lunelli spiega quale sarà la linea che proporrà al partito: «Nessuna fusione a freddo col Patt, ma dialogo aperto, con gli autonomisti e con altri e avvio di una fase costituente».
Lunelli, come si prepara all’appuntamento di sabato? Sarà il funerale dell’Upt?
«Io credo che non si tratti oggi di decidere se l’Upt debba resistere o debba sparire. L’Upt non è in liquidazione e non è in svendita. Soprattutto non è un partito dove si può fare campagna acquisti di dirigenti, iscritti o militanti con la formula del paghi due e prendi tre».
Ma come, non vi siete ancora sciolti e sono già cominciati i ronzii dei predatori?
«E’ così. E la cosa peggiore è che a ronzarci attorno non sono gli avversari ma i nostri alleati».
Cosa ci dobbiamo aspettare dall’appuntamento di sabato?
«Spero che sabato sia un grande momento di democrazia, partecipazione ed orgoglio di un partito nato due anni ma che ha una forte vocazione, la stessa della Margherita e cioè quella di costituire in questa terra un grande partito territoriale».
Ma il suo alleato, il segretario del Pd Michele Nicoletti, sostiene che il valore della territorialità da solo non basta a vincere...
«Sono d’accordo. Infatti noi non dovremo essere territoriali come la Lega, cioè chiusi in noi stessi, ma dovremo aprirci alle altre forti istanze territoriali che sono presenti nel nord Italia, condividere con loro valori e modernità. Qui in Trentino manca un partito che sappia farsi portavoce di questi valori. L’alternativa è piegarci agli schemi nazionali e, dunque, ad un territorialismo regressivo come quello leghista».
Come conciliate il vostro percorso con quello non ancora iniziato del Patt? Non è pericolosa una fuga in avanti se il progetto dev’essere comune?
«Io propongo l’avvio di una fase costituente generata dall’Upt ma aperta a tanti mondi. Certamente a quello autonomista, ma non solo. Penso al mondo riformista, socialista, laico, verde, la cultura liberale senza dimenticare le esperienze civiche, come l’esperienza di Valduga. Noi ci dobbiamo mettere in gioco con tutti per un nuovo progetto che vada oltre i singoli partiti. Il semplice accordo con il Patt per fare massa critica non sarebbe capito».
Nell’elenco ha dimenticato l’Udc...
«Agli amici dell’Udc chiedo di decidersi: se vogliono essere protagonisti in Trentino sono i benvenuti, ma si devono decidere perché il Partito della Nazione non mi pare vada nella direzione che noi vogliamo intraprendere».
La base cosa ne pensa del progetto?
«Credo che la grande maggioranza sia d’accordo».
E Dellai la pensa come lei?
«Credo di si...».
LUCA PETERMAIER
TRENTINO