Notizia del 03.07.2010
TRENTO— L’attuazione della riforma istituzionale è forse il compito più importante dell’ultima legislatura di Lorenzo Dellai. Un esito felice scolpirebbe definitivamente il nome del governatore negli annali della storia trentina. Perché ciò avvenga, è necessario che la classe dirigente cui spetterà il difficile compito di gestire i primi cinque anni di vita delle Comunità di valle sia all’altezza. Nessuno stupore, quindi, per il monito che Dellai rivolge alle forze politiche: «Scegliete candidati all’altezza, rappresentativi delle diverse comunità e riconosciuti come tali dall’opinione pubblica».
Presidente, a fine ottobre si vota, ma la gente non sembra particolarmente interessata. Non si corre il rischio di un forte astensionismo?
«È vero, fino ad ora se ne è parlato prevalentemente tra gli addetti ai lavori. Alla fine, tuttavia, credo che la gente andrà a votare. Molto dipende da noi. Dalla capacità che avrà la Provincia nei prossimi mesi di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e dall’impegno che ci metteranno i partiti». A cosa si riferisce? «Ad esempio alla scelta dei candidati. Servono candidati all’altezza, rappresentativi delle diverse comunità e riconosciuti come tali dall’opinione pubblica. Mi auguro che le forze politiche non si accontentino di soluzioni di seconda fila».
Le recenti comunali hanno già drenato diverse risorse umane. Come farà a decollare la riforma se a interpretarla saranno le «seconde file»?
«Noi ovviamente lavoreremo con chiunque venga eletto. La democrazia non è un concorso per titoli, si basa sul consenso. È vero, però, che si tratta di un passaggio di estrema delicatezza, che richiede i talenti migliori di ciascun territorio. Si apre una fase di ristrutturazione della nostra autonomia, che implica un riequilibrio dei poteri».
Il trasferimento delle deleghe sarà reale, o si tratterà di cambiare nome ai comprensori, con una moltiplicazione degli apparati e, conseguentemente, dei costi?
«Il trasferimento delle deleghe sarà reale. Fare tutto questo per replicare i comprensori non avrebbe avuto nessun senso. È però riduttivo immaginare la riforma come la ripartizione dell’esistente. Obiettivo centrale della riforma è aumentare l’efficienza del sistema, non fare esplodere la spesa pubblica. Il sistema amministrativo va ridisegnato e dobbiamo farlo a costo zero. Non ci dovrà essere nuova burocrazia, si dovranno al contrario valorizzare le risorse esistenti».
Niente nuove assunzioni quindi.
«Si tratta di costruire una rete. È tempo di capire che ogni ente non può trasformarsi in una Provincia in piccolo. Abbiamo già cominciato a farlo con alcune agenzie, ma è chiaro che in futuro molti uffici dovranno svolgere un ruolo di service per l’intero sistema della pubblica amministrazione. Solo così si aumenterà l’efficienza contenendo i costi».
Si aprirà una stagione di forte mobilità per i dipendenti pubblici?
«La mobilità sarà uno degli strumenti da utilizzare per riformare il sistema. Non c’è dubbio. Questo non significa che procederemo senza accordi sindacali».
Il sistema elettorale potrebbe consegnare ai presidenti eletti assemblee di colore opposto. Non si rischia l’ingovernabilità?
«Personalmente non vedo questo pericolo. I consigli comunali sono appena stati rinnovati, non credo in grandi discrasie rispetto al quadro che ne è uscito. Alla fine prevarrà l’omogeneità. Certo, questo modello elettorale non è perfetto, è il frutto di una mediazione».
Ma secondo lei la gente riuscirà ad identificarsi in questi nuovi confini?
«Se guardiamo al mondo delle associazioni, al volontariato, vediamo una riforma già in parte attuata. La gente si rende poi conto che la dimensione comunale non è più sufficiente. Non sarà la società civile a fare resistenza». Chi allora? «Il nuovo assetto rappresenterà semmai un problema per gli apparati politici e amministrativi. Ogni riorganizzazione mette in discussione lo status quo precedente».
TRISTANO SCARPETTA
CORRIERE DEL TRENTINO