Notizia del 02.06.2010
Giorgio Lunelli, capogruppo dell'Upt, diciamo così, non indulge troppo con la classe dirigente del partito e quindi nemmeno con sé stesso. «I risultati del ballottaggio, per quanto mi riguarda, non sono affatto sorprendenti. Più volte ho parlato, nel mio partito, di sconfitte preannunciate in almeno quattro casi su cinque. Soprattutto per scelte locali che definire autolesioniste è poco».
Sì però ai dirigenti del partito spettava il compito di dire no. «Eh sì, su questo abbiamo sbagliato. La politica se non vuol essere semplice propaganda deve essere tradotta nella capacità di costruire coalizioni ampie e conseguenti nei comportamenti. Dove l'Upt s'è messo al servizio del centro sinistra autonomista la coalizione ha vinto e si è rafforzato il ruolo del partito. Penso a Dro con l'Upt al 30%; a Levico il 25%; a Brentonico al 20%. Dove invece si sono fatte scelte confuse, per motivi locali, la gente non ha capito e siamo usciti sconfitti. Quando si perde in questa maniera bisogna essere innanzi tutto umili nel riconoscere la sconfitta e duri nel considerare le cause».
E per questi errori la pagheranno solo i dirigenti locali? «In grandissima parte le responsabilità sono locali. La nostra colpa è quella di non essere stati capaci di raddrizzare la barca quando abbiamo visto che la rotta era quella sbagliata. Gli errori nostri ma anche da parte del Pd».
A questo punto però che futuro ha l'Upt? Questa idea di creare un centro forte per mettere ai margini il Pd è stata sconfitta. «Non c'è spazio per il grande centro. Del resto questo lo avevamo capito già a Cles. Non si possono fare grandi centri a livello comunale quando c'è una coalizione di centro sinistra a livello provinciale. Ne risulta una forma di schizofrenia che la gente non capisce».
Il Pd, però, ha vinto e chiede, inevitabilmente, un maggior protagonismo. Anche chiedendo il candidato presidente. «Questo mi sembra prematuro - afferma Lunelli -. La mia preoccupazione è che il 2013 non sarà determinato da queste elezioni comunali ma dalle elezioni delle comunità di valle in ottobre. Quelle sì che saranno elezioni di mezzo termine. E qui faccio appello al mio partito per primo, al Pd e a tutti gli altri, ad abbassare toni e stabilire nuovi metodi di dialogo e di rilanciare la coalizione. Ad ottobre non troveremo nelle comunità di valle una destra inconsistente. Troveremo delle candidature del centro destra e Lega che rischiano di pregiudicare per tutto il centro sinistra il 2013».
Sul risultato ha inciso anche la stanchezza del presidente Dellai e anche il naufragio dell'Api, la sua creatura politica nazionale. «Sull'Api - afferma Lunelli - voglio precisare, e spero che sia l'ultima volta, che l'Upt non sarà mai Api! In Trentino, per quanto ci riguarda, non ci sarà mai l'Alleanza per l'Italia! L'Api oggi è un cantiere tutto da definire, uno spazio romano. In ogni caso l'Upt si rapporterà all'Alleanza come partito autonomo e indipendente. Al massimo ci sarà una relazione ma l'Upt non diventerà mai Api né l'Api non verrà mai in Trentino. Sono due cose completamente distinte. Chiaro? ».
Il Patt insiste sulla necessità di un processo di confederazione con voi. «In una realtà come la nostra quella di una Provincia autonoma che vuol diventare comunità autonoma occorre che la politica sia espressione di forze politiche ma ci deve essere soprattutto la benzina di una dimensione politica territoriale. E questo non può essere solo un accordo tra noi e il Patt ma qualcosa di più aperto ai cittadini che nei comuni si sono riconosciuti nelle liste civiche e a quelle culture laiche, riformiste, liberali che sono disponibili a ragionare in una logica territoriale».
B.Z.
L'ADIGE