GIORGIO LUNELLI - 12.05.2010
Al di là della sentenza, pronunciata qualche settimana fa, sono da oggi pubbliche le motivazioni portate dal giudice Ancona nella complessa vicenda legata all'operato di Silvano Grisenti.
Ebbene, la lettura di queste pagine (centonove) è la dimostrazione che la strada maestra non è solo la più comoda, ma anche la più sicura.
Motivazioni che rendono giustizia alla persona indagata (con la dimostrazione dell'infondatezza delle principali accuse), ma che sono pure la conferma che la Magistratura - nel giudizio - può riservare anche grandi sorprese rispetto all'impianto accusatorio.
Per Silvano Grisenti, un doppio motivo di soddisfazione: lui che – immediatamente, nel giorno di apertura dell'inchiesta - si dimise da ogni incarico (presidenza A22); lui che in quasi due anni - tanto è durato il procedimento giudiziario - mai ha pronunciato parole di critica nei confronti degli inquirenti.
Diciamolo chiaro: piaccia o non piaccia, quello di Silvano Grisenti è stato forse un caso unico nel panorama politico italiano, dove le dimissioni sono istituto raro e sparare sui giudici è sport di squadra (di qualche squadra, per la verità).
Oggi, a fronte delle motivazioni della sentenza, Grisenti esprime la convinzione che non ci sia più nulla che gli possa impedire di tornare alla vita pubblica.
Alzi la mano chi (dopo aver accettato in silenzio due anni di accuse e dopo aver letto le motivazioni addotte dal Giudice) non senta arrivato il momento per ribadire un diritto, umano e civile. Un diritto che nessuno può negare.
Unitamente alla grande soddisfazione - per molti di noi e per l'opinione pubblica - di veder smentita, da sentenza giudiziaria, l'idea di un sistema trentino diventato forte grazie al malaffare. E non - come invece è stato - in virtù di idee e di passione.