Di seguito si riporta sintesi dell’intervento presentato dall’assessore Mauro Gilmozzi la sera del 21 luglio 2017 presso MUSE all’incontro dell’Unione per il Trentino #versoilnuovopartito.

Al seguente link è possibile scaricare le slide

ass. Mauro Gilmozzi


RINNOVARE L’ UPT PER RINNOVARE IL TRENTINO

Laboratorio politico territoriale importante, in seguito proposto su scala nazionale. Ci siamo caratterizzati per essere una forza concreta e responsabile, capace di configurarsi negli anni come perno del Centrosinistra autonomista e come baricentro della domanda politica della società trentina.

Il modello politico trentino ha rappresentato un’anomalia rispetto al panorama del Nord d’Italia, caratterizzandosi con politiche capaci di coniugare la crescita e lo sviluppo con il lavoro, i diritti la protezione sociale.

In questi anni si è saputo interpretare la complessità della Comunità trentina favorendo una virtuosa convivenza tra il contesto urbano e di valle, tra il centro e le aree periferiche.

IL MONDO È CAMBIATO.

 Siamo entrati nel 21 secolo e nulla è più come nel secolo precedente. Basti pensare al sistema economico che sta passando dal modello dei monopoli pubblici a forme di oligopolio privato. Alla rivoluzione economica e culturale aperta con il cyberspazio. Alla perdita di potere delle istituzioni difronte a questioni cruciali per lo sviluppo e la crescita dei nostri Paesi. Sono aperte partite enormi, come i cambiamenti climatici, le risorse ambientali non illimitate, i flussi migratori e le diseguaglianze globali e locali a livello sociale, economico, di genere e generazionale.

 COME AFFRONTARE QUESTE SFIDE ?

 dare vita ad una fase costituente, di trasformazione, di forte rinnovamento fondata sull’apertura del nostro partito a chiunque voglia impegnarsi, a dare il proprio contributo per un progetto serio ed innovativo, accogliente per tutti coloro che vogliano esserne parte attiva e propositiva, predisposto al confronto con nuovi stimoli ed idee, il cui scopo sia quello di coinvolgere  i cittadini e a favorirne l’impegno nelle istituzioni e nei luoghi di comunità.

 UN QUADRO VALORIALE CONDIVISO :

  • le disuguaglianze: di accesso al cibo e all’acqua; tra generazioni e generi; nel godimento dei diritti civili ed umani.
  • Il valore dell’ambiente;
  • il valore della cooperazione, della solidarietà razionale e organizzata, della mutualità e del volontariato;
  • la territorialità e l’autonomia come basi di crescita della nostra comunità e come risposta ai rischi di omologazione dei territori alpini;
  • il popolarismo, come impegno in politica nell’area del CSA.

 TRE TEMI PRIORITARI

  1. La visione della nostra autonomia speciale.

“La vocazione all’Autonomia delle aree alpine, quale sedimentazione di secoli di storia e di autogoverno, ne fa un esempio decisivo di un modello di federalismo possibile, in grado di integrarsi ed interagire con le competenze dello Stato centrale, ma capace di trovare le proprie soluzioni per tenere i servizi vicini alla popolazione, per incentivare il lavoro e sostenere le reti di solidarietà.

Nella valorizzazione delle differenze di cui il paese è composto, è importante promuovere l’autonomia come forma di governo dei territori di montagna, anche oltre i confini delle provincie a statuto speciale, in una logica federativa, capace di dare rappresentanza unitaria e promozione organica al territorio alpino. In tal senso, disporre di competenze ed eque risorse finanziarie, adatte ad interpretare la diversità del territorio montano, è basilare per il raggiungimento di questi obbiettivi.”

(Documento UPT 2013 – elezioni nazionali)

Una nuova consapevolezza.

Zygmunt Baumann: “Recentemente ho avuto un incubo. Ero stato chiamato a far parte del governo. Perché era un incubo? Perché i governi attuali sono sottoposti ad un doppio legame. Da un lato sono pressati perché devono venire rieletti, pertanto devono ascoltare ciò che la nazione vuole e questo li obbliga a promettere di fare di tutto per mantenere le promesse fatte. Dall’altro, la gamma delle opzioni di scelta  che hanno, dipendono dalle decisioni di forze esterne sulle quali essi hanno pochissima influenza. È un doppio legame: da una parte devono prendere delle decisioni che forse, se messe in pratica, accontenteranno i cittadini, dall’altra però devono rimanere in un attesa nervosa finché non riapriranno le borse e solo allora sapranno se potranno mantenere quello che hanno promesso”.

Poteri locali e problemi globali.

Cessione dei poteri: dallo Stato verso il mercato o verso altre istituzioni.

Gli Stati e le altre Istituzioni con loro, devono affrontare terapie shock, politiche di rigore, con consistenti cali di spesa  pubbliche in un clima di incertezza e di paure che tengono bassi i livelli di  investimenti e consumi. Nel contempo, si rafforza la convinzione dei cittadini che spetti al parlamento o al consiglio provinciale la soluzione di problemi individuali creati globalmente ed i social network amplificano e semplificano questa convinzione.

In che modo affronteremo queste sfide? Il Trentino che temeva di rimanere  piccolo e solo nella visione di Kessler, come si penserà nell’era globale?  Quale sarà l’AUTONOMIA del futuro? Quali assetti, quali poteri.

ESSERE E SENTIRSI COMUNITÀ AUTONOMA.

La territorialità non significa chiudersi in se stessi,  ma cercare soluzioni  originali, adatte al nostro territorio per vincere le sfide globali:

– le politiche di decentramento dei servizi;

– l’architettura istituzionale, dopo le esperienze di riforma degli ultimi 10 anni;

– il rapporto tra la generosità del volontariato e l’insostenibilità delle responsabilità e della burocrazia che lo aggrava;

SEMINARE CULTURA DI AUTONOMIA NELLE ALPI IN ITALIA ED IN EUROPA.

Il futuro del Trentino  nel quadro regionale, di Euregio ed Eusalp, la macroregione alpina. Il  lavoro  della consulta per la revisione dello Statuto di Autonomia ed il bisogno di rafforzare il ruolo della politica nel dibattito aperto anche con Bolzano.

  1. Lavoro e occupazione.

 Il motore economico che ha spinto la crescita nel 900 è cambiato.

Nel corso di due decenni le società occidentali hanno spinto fuori dal proprio orizzonte la dimensione della produzione industriale, per ragioni di conflitti ambientali, per condizioni di mercato, per l’idea che il futuro sarebbe stato basato solo su tecnologia, informatica e comunicazione.

 Così non è stato però.

La produzione industriale è certo ancora una parte consistente delle nostre economie, ma non ne costituisce più il principio unificante.

 L’idea che l’economia di servizi, come è stata chiamata, avrebbe potuto garantire lavoro ben remunerato alla maggior parte  della popolazione, non si è realizzata.

La crisi innescata dalla bolla immobiliare, l’aumento dei debiti sovrani, le misure di rigore introdotte dall’UE,  hanno indotto  misure di riorganizzazione pubblica e finanziaria rigorose e standardizzate.

Insieme ad aspetti positivi, il nuovo assetto centralista ha portato anche freni importanti alla crescita del Paese, come il contenimento degli investimenti pubblici ed un impianto burocratico inestricabile che va sotto il nome di  “burocrazia difensiva”.

La rivoluzione del sistema bancario ha portato nuove architetture di sistema più capaci di rispondere alle esigenze di tutela del risparmio e del risparmiatore dalla globalizzazione finanziaria, ma con essi si assiste ad una lenta e progressiva perdita di quella mutualità che era basata sulla fiducia, su un patto di solidarietà tra persone.

Sulle conseguenze di tutto ciò è necessaria una riflessione.

 Partiamo da alcune domande:

In Trentino, chi fornirà i posti di lavoro in futuro? E di quale qualità?

È possibile pensare ad un modello di sviluppo che  non sia basato solo sulla pura divisione dei compiti tra Stato (centralista) e Mercato (oligopolistico)?

Tra un settore pubblico pervasivo ed iper-burocratizzato e un settore privato dei grandi players, al quale la finalità di lucro impedisce di farsi carico  di domande  sociali incompatibili col business? C’è ancora spazio economico che consenta anche ad altri soggetti, ad altre forma d’impresa di essere protagoniste nell’economia?

IL CORAGGIO DI INNOVARE

In  Trentino, anche più che nel resto del paese, la realtà produttiva è formata in prevalenza da micro e piccole imprese.

Imprese solide il cui orizzonte internazionale è sostenuto da importanti fattori di competitività territoriale.

Il Trentino green e smart region, con i suoi distretti di produzione, ricerca ed innovazione, può certamente accompagnare il loro sviluppo e la creazione di nuove opportunità.

Ma restano molti temi aperti. La crisi dell’edilizia, del commercio, la crescente domanda di attività di servizi individuali, i nuovi paradigmi della sostenibilità ambientale, la crescita e l’invecchiamento della popolazione, necessitano a nostro avviso di una riflessione in più.

Vorremmo discutere di un modo per far convergere il tema della sostenibilità ambientale e quello della sostenibilità sociale, veri fattori di competitività del Trentino, in uno scenario più ampio, di una nuova pratica di sviluppo, che si proponga di:

  • creare comunità di imprese, favorendo la formazioni di sistemi di relazioni anche tra soggetti periferici di piccole dimensioni;
  • sostenere sistemi di produzione a rete, dove la collaborazione conta più della dimensione;
  • pensare all’innovazione come processo aperto, condiviso e non proprietario.
  • ammettere che servizi d’interesse generale possano nascere dall’iniziativa di soggetti no profit.

Ad esempio:

  • nuove forme di cooperazione di produzione, di consumo e di utenza che stanno nascendo in settori come i sevizi medici e di assistenza sociale, i servizi alla persona.
  • nuovi servizi eco sistemici, che si sviluppano nella gestione dell’ambiente montano, nella tutela della biodiversità, e dell’agricoltura di montagna, a favore del sistema turistico.
  • l’economia circolare che recupera materie e riduce sprechi creando lavoro e risparmi di spesa.
  • la rigenerazione energetica e strutturale degli edifici;
  • Il settore dei rifiuti e dei servizi energetici;
  • nuove modalità di mobilità;
  • l’ “industria creativa”, ovvero a tutte le attività ed i servizi culturali, ludici, e simili offerti alla cittadinanza e più in generale al pubblico.

Il dibattito ci aiuterà a dare poi continuità ad alcuni ragionamenti che abbiamo proposto nei mesi scorsi e di grande attualità.

Si pensi alle sfide aperte nel settore turistico.

IL CORAGGIO DI NUOVE PROSPETTIVE

LA SILVER ECONOMY

LA GESTIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE  tra continuità gestionale e generazionale;

Si pensi alle sfide dell’agricoltura di montagna, che accanto alle opportunità date dai punti di forza di un sistema cooperativo capace di stare sui grandi mercati, deve saper cogliere la prospettiva, sostenuta anche dalle nuove politiche comunitarie, di una sempre maggior integrazione del ruolo dell’agricoltore  con le attività di ospitalità, promozione e valorizzazione della cultura del territorio.

Chi fornirà i posti di lavoro nei prossimi 20 anni, come e di quale qualità, ci pare dunque un tema strategico da approfondire, ed intorno al quale è necessario attivare tutte le potenzialità in campo, dal sistema della formazione a quello della ricerca, dal mondo delle imprese a quello del lavoro e della cooperazione, che da questa discussione potrebbe trarre qualche utile spunto per un rinnovamento non più eludibile.

 

  1. La forma partito

Come detto il cambiamento ha riguardato tutti. In primo luogo la politica e con essa i partiti le cui strutture attuali appaiono poco adatte ad affrontare il quadro che abbiamo decritto in apertura.

Rapporto tra COMPLESSITÀ E PARTECIPAZIONE

C’è chi pensa che di fronte alla complessità l’unica sintesi possibile sia quella che emergerà dal basso, spontaneamente.  Come  prodotto dei Wiki e dei social network. A questa visione sono legate molte proposte di istituti di democrazia diretta, attraverso le quali i cittadini sono chiamati a decidere sostituendosi, in qualche caso, alle istituzioni.

Questa chiave di lettura, senza negare l’importanza dei nuovi strumenti di comunicazione, ha però contribuito a creare per lo più modelli di consenso, legati a semplificazioni, a spinte demagogiche, mentre la complessità delle relazioni sociali ed economiche dentro la nostra comunità è aumentata, non diminuita e con essa la vulnerabilità individuale, un problema sempre più serio di cui è difficile prevedere lo sbocco.

C’e chi invece, come noi, che ritiene più importante fare della partecipazione e del confronto, anche attraverso i social network, lo strumento con cui aiutare i cittadini ad orientarsi, ad informarsi dentro la complessità, partecipando così alla formazione delle scelte che competono ai rappresentanti istituzionali eletti, secondo il modello delle democrazie rappresentative.

Per fare questo però c’e bisogno di un approccio nuovo, di una reale volontà di rimettersi in discussione e dare spazio alla costruzione di un soggetto politico che si innovi, nella forma, nelle strutture e nella sostanza, nel quale possano riconoscersi tutti quelli che vorranno partecipare a questa fase costitutiva.

IL METODO

Come ha giustamente rimarcato il Prof. Brunazzo, nell’incontro che abbiamo promosso a febbraio, la crisi della politica è spesso considerata sinonimo di crisi della partecipazione. I partiti giocano in tal senso, un ruolo chiave nel riavvicinare i cittadini alla politica, candidandosi ad essere un vero e proprio laboratorio di innovazione.

Siamo convinti che intorno a questi temi, da noi ritenuti prioritari, si possa provare a costruire una proposta, ascoltando i cittadini, forze politiche, corpi intermedi, confrontandoci con loro. Da settembre attiveremo  strumenti concreti di confronto e di dialogo per tracciare una nuova via, chiamando a raccolta chi ha davvero voglia di fare, di contribuire a disegnare il futuro del nostro Trentino e di un nuovo partito che ne rappresenti le aspettative con  impegno e senso di responsabilità.

Trento, 21 luglio 2017

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