Di seguito si riporta intervento in apertura tenuto dal Segretario UpT Tiziano Mellarini all’incontro #versoilnuovopartito tenutosi la MUSE venerd’ 21 luglio.


Grazie a tutti per la vostra presenza. Una presenza non scontata essendo il 21 luglio, che sottolinea la vicinanza e la positiva propensione nei confronti del progetto Upt.

Un percorso partito l’11 febbraio a Lavis e proseguito con altre tappe sul territorio, con momenti di confronto su tematiche attuali, coinvolgendo i giovani, creando attenzione in tante persone che ora guardano a noi come potenziale soggetto aggregante.

Un percorso costruito con un importante lavoro di tessitura e che vede ora la necessità di un confronto. Per questo oggi siamo qui. Siamo qui anche e soprattutto per dirci che qualcosa nel nostro modo di fare politica non ha funzionato come doveva, e che c’è dunque bisogno di aprire una fase nuova, di mettersi tutti realmente in discussione, con un concreto gioco di squadra, favorendo una vera partecipazione di idee e contributi di pensiero.

Cambiando passo in modo deciso, senza ricercare la scorciatoia di un cambio di facciata, di una mano di vernice passata sul nostro simbolo.

Lo dico molto chiaramente. Qui non si tratta di cambiare abito, facendo un’operazione estetica, ma favorire davvero la partecipazione, con la p maiuscola, per dare avvio a una nuova e più prolifica stagione politica.

Fuori da questa sala c’è un mondo che va veloce e che ci impone capacità di risposta e spirito di adattamento, fino a qualche anno fa impensabili. E quindi nuovi modi e forme del far politica.

L’attualità incalza, a partire dalla delicata tematica dell’immigrazione, sulla quale il premier Gentiloni ha posto con forza all’Unione Europea la questione dell’accoglienza dei profughi e sulla quale si stanno creando steccati.

Basti pensare alle recenti dichiarazioni del ministro degli esteri austriaco. Oppure a tematiche come il terrorismo che condizionano sempre più la nostra vita quotidiana.

Dinamiche internazionali che diventano dunque parti integranti del nostro dibattito e del nostro programma.

La morte di Helmut Kohl, poi, ha segnato simbolicamente la fine di un periodo importante per l’Europa; un grande statista che nel solco del popolarismo ha lasciato un’eredità importante a livello di valori e di costruzione politica, da ricordare anche oggi con grande attenzione.

 A livello nazionale, la vicenda sulla mancata legge elettorale ha rappresentato un’occasione perduta, così come l’impasse creata dalla vicenda dello ius soli e le conseguenti dimissioni del ministro Costa. Su tutto domina grande confusione, dettata anche dai risultati delle recenti elezioni amministrative, che hanno segnato un ritorno del centrodestra, con Lega e Berlusconi tornati protagonisti.

Ma è il sistema dei partiti nel suo complesso a essere molto volubile. Il PD stesso a livello nazionale attraversa una fase di delicato confronto interno con posizioni anche diverse nel campo del centro sinistra che creano uno scenario di sostanziale incertezza.

Una fase difficile della politica italiana che seppur con le debite differenze, per alcuni versi mostra affinità a quella che segnò la fine della Prima Repubblica. Con l’aggravante attuale del forte astensionismo, ormai di fatto primo partito, che dà l’idea della distanza della politica rispetto ai cittadini e che deve chiamare ad una riflessione anche noi in Trentino e a un conseguente impegno a ridurre le distanze con i cittadini.

Questo scenario sottolinea, ancora di più, la necessità di costruire un soggetto forte a livello locale che funga da elemento equilibratore, capace di dialogare con autorevolezza col livello nazionale e di “tenere” la barra dritta nei momenti di difficoltà della politica romana.

Ritornando nella dimensione provinciale possiamo affermare che occorre un ricompattamento della maggioranza di centrosinistra autonomista. Ce lo chiedono i cittadini, le componenti vive del tessuto sociale ed economico, gli amministratori locali che sono sempre stati un nostro riferimento.

Il nostro ruolo deve essere all’insegna di un ritrovato protagonismo del pensiero, favorendo questo riavvicinamento attraverso la capacità di motivare e aggregare i cittadini attorno alle idee, alle proposte e alla condivisione di progettualità. Coinvolgeremo le persone quanto più le faremo sentire parte di un progetto che si evolve grazie al loro contributo, non certo proponendo ricette precotte e preconfezionate.

In questi anni le polemiche, gli atteggiamenti personalistici, la litigiosità, alcuni scivoloni personali, sommandosi al vento di antipolitica hanno contribuito ad allontanare i cittadini. Su tutto pesa anche la scarsa capacità dei partiti di proporre e garantire obiettivi e progettualità, ma soprattutto di saperli spiegare e renderli condivisi con i cittadini. Forse ci si è troppo focalizzati sulla amministrazione dell’attualità invece che sulle esigenze reali dei cittadini. Questioni che ci devono far riflettere, chiamando tutti a un nuovo e rinnovato impegno di responsabilizzazione, mettendoci tutti in gioco.

Oggi siamo qui al Muse, e non a caso. Si tratta di un luogo simbolo di un Trentino che sapeva osare, pensare in grande, ma facendolo a ragion veduta, capace di investire su cultura e futuro mettendo al centro il valore delle scelte e la loro sostenibilità. Occorre tornare a fare scelte strategiche come fu il Muse, ma come tanti altri esempi ci ricordano.

Occorre osare politicamente, avere idee forti e il coraggio di spiegarle, motivarle e creare condivisione attorno ad esse. “Seminare pensiero per sognare il futuro e inventare novità” ha detto l’Arcivescovo Mons. Tisi. Penso che queste parole siano adatte anche per la politica e seminare pensiero vuol dire anche sapere osare e guardare lontano. Per questo occorre proprio partire dal concetto di cittadinanza, quale radicato senso di appartenenza dell’individuo a una comunità e ai suoi valori.

Bisogna rilanciare l’orgoglio di essere cittadini attivi, e di contribuire assieme alla costruzione di un futuro comune che dia spazio alle aspettative e alle esigenze di ciascuno.

Per questo serve un’attività politica di coinvolgimento della cittadinanza su tematiche concrete, autonomia, economia, salute, ambiente e sviluppo che come Upt stiamo portando avanti.

Ma perché sia fattiva e produca risultati, abbiamo bisogno che sia sostenuta da una “rete” sul territorio, da un patto con amministratori e cittadini. Quella rete di contatti, amministratori, giovani ma anche persone con sensibilità nuove, le virtù del mondo cooperativo e del volontariato che dobbiamo recuperare e stimolare, spiegando che il popolarismo – principio sancito anche all’art. 2 del nostro statuto – è ancora una forza aggregante e positiva, rinnovando e attualizzando quel patto siglato con la Civica Margherita che si pose come elemento di novità e vitalità della politica.

Lo vogliamo fare partendo dal nostro patrimonio politico: un DNA fatto di capacità di governo diffusa sul territorio, di intelligenze e competenze, di senso di responsabilità e di una cultura politica radicata nella quale non mancano riferimenti alti e illustri come De Gasperi che ci ricordano costantemente valori e principi.

Per questo siamo pronti a essere un avanzato laboratorio di confronto verso chi ha voglia di mettersi a disposizione, in primis verso chi esprime valori ispirati al popolarismo e al civismo, radicati nel territorio e nell’autonomia, condividendo principi di fondo e una stessa collocazione valoriale.

E allora, avviando questa fase importante, dobbiamo chiarire il significato e i contorni del futuro partito, che a fine anno potrà essere elemento di vera novità.

Oggi non basta più ragionare con le solite forme tradizionali alle quali siamo abituati, ma occorre fare un passo avanti che faccia prevalere i contenuti e idee innovative e non i soliti formalismi della vecchia politica.

Serve quindi uno spirito nuovo e un coraggio di sperimentare, anche a livello comunicativo, che recuperino entusiasmo e forza propulsiva, iniziando dai comuni, dalle valli, dai giovani, dalle intelligenze, dalle virtù che debbono essere i nostri mattoni fondanti di quel patrimonio di territorialità e di capillarità che già abbiamo nel nostro DNA.

In altri partiti si parla di diventare “territoriali”. Seguiamo con rispetto e attenzione i percorsi dei partiti della coalizione, ma “territoriale” non è un’etichetta che ci si cuce addosso quando occorre. E’ invece un modo di essere e di approcciarsi alle tematiche che è radicato nel nostro partito e nel suo essere popolare e riformista, nel suo credere ad una visione sussidiaria della politica e dell’amministrazione. Ecco un altro valore che dobbiamo tornare a coltivare e rafforzare per rendere sempre più netta e delineata la nostra identità.

Parlavo di decisioni: da oggi siamo chiamati a rafforzare la coalizione di centrosinistra autonomista che necessita di una rigenerazione. Un’adesione convinta, ma non per questo scontata, che richiede un ampio momento di confronto con i partner, di programmazione attenta del futuro.

Occorre lavorare su un cambio di passo, che metta al centro un’Autonomia innovativa e le sue ragioni ancora attuali, valorizzando il lavoro fatto in questo senso dalla Consulta.

Proprio sulla centralità di questo concetto si gioca il futuro nostro e del Trentino: il delicato passaggio dei lavori di Consulta a Trento e della Convenzione a Bolzano sul nuovo Statuto di autonomia può e deve diventare una riflessione profonda soprattutto sulle ragioni dello stare insieme tra Trentino e Alto Adige.

Ragioni storiche, certo, ma anche ragioni attuali, rilanciando l’azione comune anche sulla spinta dell’Euregio e della sua capacità di favorire collaborazioni concrete. Ma, soprattutto, con l’idea forte di un nuovo ruolo della Regione che sia utile all’autonomia e ai cittadini, rafforzando quel concetto di specialità che oggi tende a essere sempre più sfumato, dopo la riforma del Titolo V del 2001 e a fronte di movimenti come quello del referendum sull’autonomia di Veneto e Lombardia del prossimo 22 ottobre. In tutto questo dibattito – essenziale per il futuro del Trentino – l’Upt dovrà essere in prima linea, con un gruppo di lavoro dedicato, rafforzando la collaborazione e i rapporti politici con l’Svp.

Parlando di “team di approfondimento e elaborazione tematica”, ci muoviamo nel campo delle questioni concrete. E’ infatti sulla capacità di esprimere una visione forte e lungimirante che si misurerà la forza e il carattere innovativo del nuovo soggetto, non certo sulle alchimie e le nuove sigle. Come dicevo non basta un semplice restyling ma cambiare proprio il modo di intendere un partito e il suo ruolo per la comunità.

Nelle prossime settimane i team di lavoro si confronteranno infatti oltre che sull’autonomia, su temi come occupazione, economia, ambiente, welfare. Invito tutti a mettersi a disposizione per farne parte e i risultati sfoceranno in un documento che rappresenterà la base dell’attività del futuro partito.

Un dibattito aperto che oltre ai gruppi coinvolgerà aderenti e cittadini attraverso una piattaforma social dedicata, perché riteniamo importante aprirci maggiormente ai nuovi strumenti web, senza però scimmiottare altri movimenti che decidono tutto “online”. Per noi rappresenta solo uno strumento ulteriore che ci consente di aumentare il tasso di partecipazione, con un occhio attento ai giovani.

L’Upt stessa è quindi ora pronta a mettersi a disposizione e a innestare sulla sua tradizione valoriale esperienze nuove e dunque confrontarsi con i movimenti che negli ultimi mesi stanno animando la vita politica trentina (e in questo senso possiamo dire che il documento presentato dai sindaci civici contiene molti punti di contatto con i nostri valori).

Apriamoci dunque con spirito di confronto a sensibilità ed aree contigue con quella popolare, come quelle civiche, riformiste, laico-ambientaliste, liberali democratiche che non hanno più punti di riferimento certi. Un confronto che deve avere al centro la visione del Trentino 2030.

La giornata di oggi segna dunque l’inizio ufficiale di questa nuova fase. Una fase in cui tutti noi ci mettiamo in discussione, io per primo: non per inseguire obiettivi personali, ma con lo scopo dichiarato di fornire una piattaforma per creare una nuova classe dirigente e dunque dare prospettiva al Trentino del futuro.

In quest’ottica, da qui a dicembre seguiranno altri appuntamenti, nei quali si chiarirà progressivamente il percorso che stiamo seguendo e l’identità del futuro partito, puntando alla parte sostanziale del cambiamento. Un cambiamento non fine a sé stesso, ma che deve essere evoluzione, crescita, strutturazione di idee.

Con queste riflessioni introduco l’intervento di Mauro Gilmozzi ed il dibattito che seguirà, per raccogliere le idee e gli spunti di tutti voi, poiché da essi trarremo le direttrici concrete per i prossimi passi.

Perché partecipazione non è solo un termine da agitare quando fa comodo ma il modus operandi per lavorare insieme. Come ho detto molte volte, la politica dell’uomo solo al comando mostra tutte le sue debolezze. Oggi più che mai si sente bisogno di lavoro collegiale, di avere una base che, con suggerimenti e idee, rafforzi i rapporti tra organi politici di un partito, amministratori locali,  rappresentanze e virtù territoriali. Questo percorso parte da qui, oggi.

Mi piace chiudere questa introduzione con un pensiero di Alcide Degasperi, che parla anche di noi. Era l’aprile del 1949 e già ci si interrogava sul ruolo dei partiti:

“Un partito – dice Degasperi – non è fine a se stesso; un partito è l’organizzazione di una buona volontà che ha un certo programma con un certo spirito, che viene da concetti superiori a quelli che possono muovere la vita quotidiana ed è al servizio di una causa”.

Essere al servizio di una causa: penso che questo debba essere il ruolo di un partito moderno, innovativo, e che occorra a tutti i costi riappropriarsi di questa prerogativa. Per il bene delle nostre comunità, per fare crescere il Trentino: questa deve essere la nostra “causa”.

Buon lavoro, e ancora grazie della vostra attenzione.

 

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