«Capisco il senso di urgenza nella scelta del candidato presidente, ma questa deve essere il risultato di un ragionamento politico, che non è ancora stato fatto, e non personale, altrimenti risulterebbe poco comprensibile. Quindi oggi non possiamo dire né Rossi sì, né Rossi no. Cercheremo comunque di prendere una decisione il prima possibile». Giuliano Muzio , nuovo segretario del Pd del Trentino, si rende conto che il Patt e il governatore uscente Ugo Rossi hanno fretta di evere una risposta dagli alleati, per poi fare le loro scelte di conseguenza, ma ritiene più importante spostare il focus del problema dal futuro personale di Rossi al futuro della coalizione di centrosinistra autonomista, che oggi sembra aver smarrito le ragioni dello stare insieme e deve cercare di presentare una proposta di rilancio per i prossimi cinque anni. «Anche all’interno del Pd – dice Muzio – c’è chi è preoccupato e mi sottolinea l’urgenza. Ma nella riunione di maggioranza della settimana scorsa ci siamo trovati tutti d’accordo sulla necessità di recuperare un dialogo nella coalizione e abbiamo iniziato a farlo. Io idealmente procederei dicendo che dobbiamo fare dei ragionamenti politici e sulla base di questi si arriva a determinare il discorso della leadership. Poi capisco che la questione è già all’ordine del giorno perché c’è una persona che è già presidente della Provincia e non è che possiamo fare finta di niente, e quindi sarà affrontata parallelamente».
«Detto questo – prosegue Muzio – ridurre tutto a una questione personale senza un ragionamento politico non si capirebbe, perché come ha detto il direttore dell’ Adige nel suo fondo, non si dice sì o no a Rossi perché ci è simpatico o antipatico, ma io penso sulla base di motivi politici, per ragioni più profonde».
Sul rischio che una risposta negativa, rispetto al nome di Rossi, possa portare alla spaccatura del centrosinistra autonomista con l’uscita del Patt, il segretario del Pd trentino dice: «È una questione delicata, ma è chiaro che se fai un ragionamento che critica alcune scelte fatte in questi anni te ne devi assumere la responsabilità. Nella riunione di maggioranza tutti ci siamo trovati d’accordo dall’avviare la discussione partendo da questa coalizione. Faremo un ragionamento serrato, parlando anche della presidenza, consapevoli delle responsabilità di tutte le conseguenze del concludere con un Rossi sì o Rossi no, compreso il fatto che la scelta dovrà avvenire tra alternative possibili, che ancora non abbiamo valutato. La prima cosa è dire cosa vogliamo per il futuro del Trentino e in base a quello scegliamo il leader. E a oggi è impossibile dare una risposta».
Vittorio Fravezzi , che è uno dei due portavoce dell’Upt, segue un analogo ragionamento dando priorità alla proposta politica: «La coalizione va salvaguardata a prescindere dal ruolo dei singoli. Le alleanza non sono variabili a seconda delle convenienze. Questa coalizione ha garantito dal 2003 stabilità, coesione e tenuta in una fase di grave crisi economico-finanziaria, rafforzando la nostra autonomia speciale, e può farlo anche per il futuro. È patromonio di tutti i partiti che ne fanno parte e sarebbe imperdonabile se qualcuno volesse demolirla».
Secondo Fravezzi per questo ora: «Serve riscoprirne lo spirito originario e adeguarla alla nuova fase storica in termini di ascolto e condivisione delle proposte. Qualsiasi decisione su Rossi va valutata insieme e credo lo faremo in tempi congrui. Se non rilanciamo e valorizziamo il progetto, discutere in questa fase esclusivamente del candidato presidente non è sufficiente e non aiuta lo stesso Rossi e il Patt che penso abbiano pure loro a cuore innanzitutto il rilancio del centrosinistra autonomista».
Il portavoce dell’Upt ricorda che: «Nessuno può sottovalutare quanto è avvenuto il 4 marzo anche in Trentino e non si possono inseguire i vincitori “parziali” sul piano della demagogia. Dobbiamo proporre soluzioni credibili facendo tesoro di ciò che non ha funzionato e deve essere migliorato».


fonte: L’ Adige del 16 aprile 2018

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