Autorità: “ciò che viene dato a taluno da …“.

Autorevolezza: uno ce l’ha da sè o niente.

Una maggioranza conferisce autorità a taluno che spesso è già autorevole di suo. In questo caso l’autorevolezza è al servizio dell’autorità. Ma quando viene meno la maggioranza, che si fa? Quando la politica si fraziona, le ideologie crollano (e non è detto che sia un male!), gli ideali anche (questo sì che è un male)… quando da una condizione maggioritaria si passa ad una minoritaria, quando ad essere minoritari sono tutti… che si fa? Cosa succede?

Succede che si passa dalla istituzione all’individuo, il che presenta due aspetti: uno negativo ed uno positivo. Aspetto negativo: si disgrega l’istituzione ed il principio di autorità quale espressione di una maggioranza (inesistente): praticamente un gioco al massacro, tutti contro tutti. Aspetto positivo: il cittadino non crede più “per procura” nella politica, bensì la politica diventa una serie di percorsi individuali il cui solo criterio dovrebbe essere (ecco il punto debole del ragionamento: questo condizionale, questo “dovrebbe”) la ricerca della verità e l’autenticità.

Ho appena parlato di due fasi: quella maggioritaria e quella minoritaria. Veniamo alla terza, quella a venire. Infatti oggi compito della politica con la P maiuscola è condurre la fragmentazione ad armonia. Defragmentazione delle idee ma soprattutto ricomposizione dei diversi “status” della persona: una nuova Armonia, quindi. Armonia che deve segnare il passaggio dalla società industriale a quella post industriale. Infatti, nella prima, la persona era frammentata: il lavoratore non aveva niente a che vedere con il padre di famiglia, il marito, lo sportivo, l’amante delle belle arti, politico etc.. Nella seconda, l’individuo (vuole e) deve superare questa dispersione di attività, divenendo un “utopico modello olistico”. Mi spiego: utopico, in quanto (solamente) non (ancora) realizzato ma fiducioso nel risultato; olistico in quanto riassume in sè il tutto, politica compresa.

Dice… ma in tutto questo processo qual è il “dover essere” dell’uomo (già) autorevole e/o (già) autoritario? Egli deve rispettare la ricerca di autonomia personale di ognuno che induce ogni cittadino/votante/aderente ad un partito ad interiorizzare la propria adesione. Come si vede siamo ben lungi dal “qui si lavora non si fa politica” di antica (triste) memoria; dal “ghe pensi mi” di recente (sempre triste) memoria; dal (tristissimo) odierno “ipse dixit”  di taluno. Ed ecco il senso del titolo di questi miei tentativi di botanica dei ragionamenti: la necessità ed il dovere per la Politica di realizzare una “maggioranza di individui pensanti”.

Articolo di Riccardo Lucatti

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