Al mondo siamo 7,3 miliardi. Mezzo miliardo in Europa: terra di pace, welfare e diritti. Un sogno incompiuto che tre popolari montanari che masticavano tedesco ebbero nel dopoguerra e che garantì 70 anni di pace vera.

Un sogno che sta per essere infranto sia da fattori esterni,  Isis , e sia da fattori interni come la Germania. La disgregazione dell’Unione non aiuta.

La Germania, quand’era nel bisogno più totale, trovò l’aiuto dell’Unione Europea la quale contribuì non poco all’unificazione, alla pacificazione interna, al supporto economico, alla riduzione del debito.

Ora la Germania sta sollevando una rivolta contro mamma Europa per voce di Wolfang Schäuble, il ministro tedesco delle Finanze. Egli vorrebbe domani stesso le dimissioni di Draghi dalla BCE ed è convinto “di riportare Bruxelles sotto il controllo degli Stati”. Insomma, una retromarcia accellerata rispetto al sogno federalista sovranazionale di Spinelli, Rossi e Colorni. Altri tre statisti.

  1. E’ in corso la fine dell’internazionalismo ed il ritorno all’ambito nazionale a furor di populismo demagogo e xenofobo. Ogni bomba innescata o camion lanciato verso la gente inerme è un attacco al cuore dell’Europa. La quale, pressata dalle lobby e dalle élite, invece di reagìre con “politiche popolari e democratiche” come l’unificazione degli eserciti o la costituzione di un’intelligence sovranazionale rimane inerme. Fatica a reimmaginare un welfare, a render maggiormente equi e finalmente chiudere gli accordi come il TTIP con gli USA o il CETA con il Canada che farebbero risparmiare ad ogni famiglia centinaia di euro anno. Fatica a dare una risposta corale agli esodi, a prevenire sia gli attentati che i bombardamenti da parte di alcuni Stati.

Gli altri continenti, nel tempo dell’inezia UE, siglano fior fiore di accordi commerciali e fanno nascere gruppi bancari transnazionali mentre noi, attoniti, spacchiamo il capello in 4 inchiodati e crocifissi dalla nostra burocrazia. Non ci resta che guardare gli altri crescere.

Tutto ciò dà ancora maggior alìto ai teorici del nulla; a chi fa politica con la ruspa. La stessa che rimosse le macerie post seconda guerra mondiale. O chi come Hollande risponde alla violenza con la violenza mettendo a repentaglio non solo la sua nazione.

Il bipolarismo che attraversa tutta l’Europa, Italia in primis, sarà tra coloro che sono “europeisti riformisti” e coloro che sono “europeisti demolitori”. Sinistra e destra saranno cose d’altri tempi.

Una sequenza di referendum sta ora affrettando la fine della democrazia.

Secondo il Consiglio Europeo delle Relazioni Esterne, ci sono 32 referendum indetti in 18 paesi della UE e vi sono 47 partiti politici che condividono posizioni antieuropee. Un disastro. Ci si affida vigliaccamente al voto popolare come Pilato prima di lavarsi le mani.

La cittadinanza senza visioni è priva di istituzioni ed i valori sembrano scomparsi dal dibattito politico. Sulla questione migratoria posta con forza dal nostro paese l’Europa s’è ridestata tardi; troppo tardi. E ciò è causa del risentimento austriaco o del ridicolo referendum ungherese pro o contro immigrati.

Per Roberto Savio in tutti questi anni si è portato avanti un gioco irresponsabile: “quando le cose riescono male è colpa dell’ UE. Quando riescono bene è grazie alle politiche nazionali.”

Ma come qualsiasi persona informata sa, la Commissione Europea è un esecutivo sottotutela degli Stati che siedono al Consiglio Europeo; un ossimoro. Solo la Banca Centrale Europea e la Corte di giustizia europea hanno un qualche potere sovranazionale. Tutti gli sforzi degli Stati membri sono stati indirizzati a recuperare – e non a cedere – quanta più sovranità possibile. Avremmo bisogno, oggi, dell’esatto contrario.

Apriamo subito il confronto che De Gasperi lasciò nel 1954 sull’esercito europeo e quello conseguente sull’FBI mediterranea. Dopo Nizza e prima di nuovi attentati. Apriamo nuove relazioni internazionali con la sponda sud del Mediterraneo. Apriamo le menti dei cittadini europei educandoli a 360° a non ripiegarsi dentro le miserie dello Stato armato, confinario, burocrate che lì piccino si troverà a confrontarsi con New Delhi o Pechino. Perdendo su tutti i tavoli.

Fabio Pipinato

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