Questa mattina presso la Cantina La Vis si è tenuto l’evento “I cittadini al Centro: un modo attivo per costruire il futuro” organizzato dall’Unione per il Trentino per cominciare un percorso di rinnovamento e nuovo slancio nella politica provinciale. Di seguito si riporta l’intervento di apertura del Segretario Tiziano Mellarini.


Buon giorno a tutti voi che oggi avete accolto il nostro invito a essere qui.

Il 2016 è stato un anno particolare per l’Unione per il Trentino, e dopo il congresso del 23 gennaio che aveva evidenziato alcune vicissitudini interne, siamo oggi giunti ad un momento di unità che desideriamo si trasformi in un punto di ripartenza importante.

Stamani siamo qui, insieme, proprio perché è dal “capitale umano” che l’Upt vuole ripartire, in un momento in cui la comunità trentina evidenzia un forte bisogno di punti di riferimento per far fronte a preoccupanti sfilacciamenti del nostro tessuto sociale, oltre a serie minacce per la nostra autonomia.

Negli ultimi mesi si sono succeduti molti avvenimenti che avranno dei riflessi anche sulla nostra realtà. Penso all’esito e agli effetti delle elezioni negli Stati Uniti con un ritorno forte di pulsioni populistiche; penso all’esito del referendum sulla Brexit, che rischia di far saltare i fragili equilibri dell’Unione Europea; penso all’emergenza migranti che evidenzia le difficoltà dell’Europa a trovare soluzioni condivise; penso, ancora, al terrorismo internazionale che mina certezze e prospettive, senza dimenticare il terremoto di agosto e le successive scosse, che hanno gettato nel dramma e nello sconforto le popolazioni del Centro Italia, alle quali va la nostra vicinanza.

Penso, infine, all’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre, che ha visto l’affermazione di un voto di protesta verso il Governo ma anche verso le istituzioni in generale e che ci porta all’attuale fase di stallo. Un passaggio che ha coagulato attorno al no tanta insoddisfazione, segnalando l’ennesimo scollamento tra Paese e istituzioni di cui dobbiamo tenere conto.
Anche il Trentino ha seguito questo trend, nonostante la prevista riforma costituzionale contenesse garanzie per il futuro dell’Autonomia. Sempre a livello locale ci sono altri segnali di distanza fra politica e cittadini – di critica sui singoli provvedimenti o sulle macropolitiche – semplicemente verso le istituzioni in quanto tali. In questo scenario, il centrosinistra autonomista deve fare un serio esame di coscienza per rilanciare la propria azione, anche in vista delle provinciali 2018.

(Autocritica) Dobbiamo guardare al nostro interno con umiltà e facendo anche autocritica. Negli ultimi anni l’Upt (così come gli altri partiti del centrosinistra autonomista) ha spesso indirizzato la sua attenzione più alla gestione delle dinamiche amministrative che all’ascolto costante dei cittadini e del territorio, affievolendo quello slancio ideale che contraddistinse la prima esperienza della Civica Margherita. Nell’ultimo anno, poi, si è perso troppo tempo nell’inseguire i personalismi: ora basta! Ripartiamo, uniti con convinzione e forza.
I tempi sono cambiati e con essi anche le risorse della Provincia: dobbiamo fare delle scelte, ma soprattutto avere l’autorevolezza e la propensione al dialogo per spiegare, motivare e sostenere. Questo spirito lo dobbiamo portare all’interno del centrosinistra autonomista, con una seria riflessione sui motivi fondanti, sulle ragioni dello stare assieme e sulla visione- che auspichiamo comune- di futuro

(Giovani) Questa propensione al rilancio è un percorso che inizia oggi e sarà sostanziato da altri incontri, perché riteniamo siano proprio la partecipazione e il confronto i fattori chiave per ripartire. Riusciremo a essere determinanti quanto più saremo in grado di mobilitare persone, forze ed idee. E’ difficile però pensare che questo compito lo possa svolgere solo la classe dirigente attuale – e in questo parlo naturalmente anche del sottoscritto – ma c’è la necessità che questi incontri diventino anche il trampolino di lancio di nuove figure, di giovani, di nuovi portatori di idee. Giovani che magari vedono l’Upt come un approdo possibile, condividendone i valori di fondo, ma che a volte sono poco motivati ad aderire ad un partito, proprio perché spesso la politica – con i suoi riti e l’immagine appannata che dà di sé – ne preclude l’impegno. Col risultato che spesso gli unici giovani ad impegnarsi attivamente in politica sono quelli che rimangono preda di suggestioni populiste e anti-sistema.
Per questo l’Upt intende mettere i giovani al centro del progetto, in modo vero e concreto. E’ il motivo per il quale alcuni di loro interverranno oggi ed esporranno nuove idee che svilupperemo in ragionamenti ed incontri tematici nei prossimi mesi, per poi diventare protagonisti nella nuova Upt.

(Nuova forma partito) L’incontro di oggi non è dunque il classico raduno di partito, ma è un punto di rottura e un punto di ripartenza. Ripartenza rispetto ad un percorso, quello dell’Upt, che ha valori di fondo aggreganti ancora validi e che meritano di essere la base del nostro agire anche in futuro: penso al popolarismo, alla solidarietà, alla sussidiarietà, alla territorialità, all’attenzione per le tematiche dell’ambiente, della cooperazione, del lavoro. Oggi però questi valori vanno riattualizzati e adeguati a una realtà che cambia: per questo serve un momento di nuova riflessione. Rottura rispetto ad una certa stanchezza delle vecchie forme partito e della vecchia politica: ritengo siano terminati i tempi dei partiti “delle tessere” e debbano iniziare quelli dei partiti “delle idee”, dei gruppi di lavoro tematici, del pensiero. Una forma partito più moderna e snella, un incubatore di progetti che serva davvero alla comunità trentina per avere idee innovative e condivise sulle grandi tematiche che riguardano il futuro della nostra terra.
Un “partito delle idee” che aprendosi al dialogo diventi un soggetto politico capace di aggregare idee e fornire nuova forza e slancio alla coalizione. Questo nuovo corso del partito è ben raffigurato in un elemento tipico del nostro territorio che trovate qui (sul palco), dal valore simbolico forte e radicato: la catasta di legna. Una costruzione, ma anche un insieme equilibrato di elementi diversi, frutto di un lavoro ben pianificato.
La parola chiave è dunque “partecipazione”.

(Partecipazione) Attorno ai significati della partecipazione vogliamo costruire tutti assieme un nuovo percorso nella consapevolezza che il periodo di crisi che stiamo attraversando non ha solo cause economiche e sociali, ma radici più profonde, insite nell’uomo di oggi, nei suoi rapporti, nel suo modo di concepire la società, le istituzioni , la politica e i partiti.
Ci dobbiamo quindi porre, senza ulteriori rinvii, l’interrogativo su come la politica possa dare delle risposte convincenti, attuali, capaci di dialogare con le nostre comunità e con le persone che ne fanno parte.
Comunità intese non solo come comunità istituzionali e territoriali, ma anche quelle definite “naturali”, ossia nate prima delle istituzioni” e in cui le persone si trovano a vivere: comunità familiari, di lavoro, professionali, culturali, linguistiche. La politica ha il dovere di riprendere il dialogo con queste comunità, di riscoprire il senso profondo di quell’idea politica inserita nell’articolo 2 della Costituzione che, dietro suggerimento di Aldo Moro, si andò formando secondo il modello della “piramide rovesciata”. Un modello che assumeva come base la persona e i suoi diritti, per poi passare alle comunità, in cui la persona si integra e li esprime in un contesto condiviso e solidale, per arrivare infine alle istituzioni come sintesi politica costruita su solide basi.

Ecco allora che il ruolo fondamentale di un partito come l’UPT – il nostro ruolo- sta nell’essere collante tra le persone, le comunità in cui vivono e le istituzioni. Dobbiamo creare, mediante la capacità di ascolto e dialogo, un flusso continuo e vitale tra richieste e risposte. E’ questa concezione del “fare comunità” che deve costituire il modello di azione politica al quale dobbiamo sempre tenere fede, per sfuggire all’omologazione e all’azione di quei partiti populisti che invece tendono con egoismo alla disgregazione sociale.

Sono in fondo questi i valori che stanno al cuore della nostra autonomia, un’autonomia che certamente si basa su ragioni storiche, geografiche e linguistiche, ma che ha un importante fondamento nella straordinaria capacità delle nostre comunità di dare risposte concrete ed efficaci ai diritti delle persone,sapendoli,se necessario,anche difendere. Pensiamo alle gestioni degli usi civici, dei servizi antincendi, di protezione civile e di soccorso, alla cooperazione economica e sociale, all’associazionismo sociale, culturale e sportivo diffusi capillarmente, solo per fare alcuni importanti esempi.

Per fare questo ritengo che il nostro partito, debba anche aggiornare e adeguare la propria azione politica in modo progressivo, costruendo un progetto coerente rispetto all’emergere delle nuove esigenze economiche e sociali. Occorre avere l’umiltà di fare politica partendo dalle cellule base della società trentina, dai comuni e dal mondo associazionistico, avendo il coraggio di parlare delle tematiche e delle criticità con spirito realista e competente. Azione politica che però, per non cadere nel populismo o nel mero territorialismo, deve avere sempre il costante obiettivo della crescita solidaristica delle comunità e della salvaguardia solidale dei diritti.

(Popolarismo) A tutto ciò si lega la riflessione su quali siano oggi i valori di riferimento di un partito come l’Upt. Riteniamo che il popolarismo e i suoi corollari lo siano ancora, sebbene occorra attualizzarli ai cambiamenti epocali di questi anni. Un popolarismo che guardi al 2030 e sappia essere innovativo pur avendo nelle sue basi fondanti i concetti espressi e consolidati nel passato, partendo dall’alveo politico dei popolari, che va da Don Sturzo a Degasperi e arriva, passando per fasi alterne e cambi di nome -forse troppi- fino alla Margherita ed oggi all’Upt.
Dobbiamo poi rafforzare il popolarismo di cui siamo portatori saldandolo con un altro valore tipico della nostra terra, quello dell’autonomia. Questo concetto rientra perfettamente nella “costituzione materiale” che fa da fondamento alla “autonomia trentina”, fondata anzitutto sul principio di responsabilità e su regole e comportamenti non scritti prima ancora che nella ratificazione giuridica dell’Accordo De Gasperi-Gruber e del primo Statuto del 1948.
Tenendo presente che la politica ha somma dignità quando esercitata con “competenza”, “visione” e “onestà”. Un mix di condizioni che si integrano e rafforzano a vicenda.
Se è vero che oggi la nuova frontiera “etica” e “politica” non è più tra “destra” e “sinistra” ma tra “esclusi” e “inclusi”, ecco allora che il nostro compito, di partito -di movimento di persone- che si ispira al popolarismo, prevede cinque necessità “etiche” e politiche: 1. mettere fine alle divisioni interne; 2. mostrare coerenza tra quello che si dice e quello che si fa; 3. promuovere una serie di provvedimenti che diano voce ai cosiddetti ceti medi e popolari che oggi sono sempre più in difficoltà e si sentono esclusi non solo dalle “stanze” della politica ma da qualsiasi forma di partecipazione decisionale; 4. favorire un reale ricambio generazionale, a partire dall’interno del partito; 5. mettere al centro del nostro messaggio politico il concetto di equità, da legare a doppio filo con quello di partecipazione. Equità quale concetto necessario per ristabilire un corretto rapporto tra cittadini e istituzioni, ma anche tra cittadini stessi.
Solo attraverso questo percorso, certamente impegnativo, sarà possibile recuperare la dignità della politica contro “i professionisti dell’antipolitica” che oggi avanzano. Bisogna recuperare il senso etico e morale di quel monito in cui De Gasperi invita ciascuno a fare il proprio dovere a qualunque costo e secondo la propria “missione” nella consapevolezza che per la grande tradizione popolare cattolica c’è anzitutto “un primato dello spirituale”. Il popolarismo ci dice anche che non possiamo concepire il partito in una chiave prettamente localistica, ma con un’attenzione costante al livello euro regionale, alle dinamiche nazionali, infine a quella che De Gasperi volle definire “patria Europa”.

(Regione, Euregio, futuro, lavoro) L’Upt deve quindi rilanciare il proprio impegno su alcune tematiche strategiche per il futuro del Trentino. Ruolo della Regione e Euregio, difesa dell’autonomia e lavoro debbono essere al centro dell’azione del nostro partito.
Il diverso risultato del referendum fra Trentino e Alto Adige evidenzia una discrepanza di lettura delle opportunità della riforma che deve farci riflettere: in particolare segnala il rischio nel distanziarci dai cugini altoatesini e dunque dalle dinamiche di un’autonomia condivisa. Per questo occorre una seria riflessione sul ruolo della Regione quale istituzione e quale simbolo, ancor prima che quale macchina amministrativa: una riflessione resa ancor più stringente dal dibattito sul Terzo Statuto che sta procedendo parallelamente nella Consulta trentina e nella Convenzione altoatesina ma che deve trovare poi un forte momento di sintesi armonizzando le istanze.

Oggi ci troviamo davanti ad una tappa fondamentale per la nostra terra, carica di opportunità ma anche di potenziali insidie; un’autonomia che vuole crescere ha bisogno di nuovi stimoli e nuove motivazioni, ma soprattutto di responsabilità, per autolegittimarsi nei confronti di coloro che vogliono metterla in discussione.
In questo scenario si inserisce l’investimento trentino sull’Euregio: parlare oggi di Euregio Tirol-Alto Adige/Südtirol-Trentino significa per un verso parlare di comunità, di cittadini con lingua e tradizioni culturali diverse in una particolare terra di confine al di qua e al di là del Brennero; per un altro verso parlare di Europa.

In definitiva l’Euregio Tirol-Alto Adige/Südtirol-Trentino ha tutte le potenzialità per divenire un prezioso punto di riferimento non solo per le nostre comunità ma anche per un’Europa esposta sempre più alla tentazione della chiusura.

Poi il lavoro, tema cardinale: abbiamo parlato dei giovani e li sentiremo proporre le loro idee. Ma ciò non conta se alla base non vi è un impegno straordinario sulla tematica del lavoro: la forza e la capacità di elaborazione di un partito come il nostro si misura proprio su questa problematica, dalla quale dipende il futuro dell’Italia e del Trentino e da cui a cascata discendono implicazioni sociali, etiche, economiche.

Oggi viviamo una fase difficile, caratterizzata da grande incertezza. La crisi economica, sommata ad alcune debolezze strutturali e politiche peculiari del nostro Paese, ha determinato una situazione delicata per i nostri ragazzi e per tutti coloro che cercano lavoro. Le tutele contrattuali, le retribuzioni, il trattamento pensionistico. Il ricorso sempre maggiore alla somministrazione di lavoro, i voucher, segnalano una grossa difficoltà del tessuto economico a offrire opportunità di lavoro solide e stabili e, di conseguenza, minano le certezze di nostri giovani e anche la loro propensione a impegnarsi in un progetto di vita con conseguenze anche sul crollo delle nascite. Non solo, si pensi a quanti giovani – talvolta con alta formazione e preparazione – oggi sono costretti ad andarsene dall’Italia e anche dal Trentino per trovare un’occupazione, creando anche una spaccatura, di tipo quasi generazionale, ossia fra chi ha un lavoro garantito e chi non ce l’ha, spaccatura pericolosa a livello di coesione sociale, aumentando le fila del così definito “esercito degli scoraggiati”.

Ecco allora che il grande impegno di una forza responsabile come l’UPT deve essere la ricerca di nuove idee, di chiavi di lettura della realtà economica che possano imprimere una svolta. Quindi intercettando i cambiamenti e sollecitando il mondo della formazione, l’interazione tra Università, economia e tessuto sociale, ma soprattutto stando vicino ai comparti economici, quindi “dentro” e “fra” gli artigiani, i commercianti, gli operatori del turismo, il mondo della cooperazione, gli industriali, le organizzazioni sindacali, rafforzandone il dialogo e cogliendo i loro spunti e traducendoli in un’azione politica.

Penso ad alcune linee di azione sulle quali ragionare e che si legano ad un’idea di Trentino del futuro, per far ripartire l’economia “reale”, perché una terra non vive solo del pur importante settore dei servizi. Solo per fare un esempio, cito la necessità di far ripartire l’edilizia quale settore strategico per le ricadute che ha su altri comparti, ripensandola in ottica più moderna, rispettosa dell’ambiente, eco-sostenibile sul modello di quanto avviene oggi nel Nord Europa.
Dobbiamo essere in grado di attirare investimenti in Trentino attraverso una politica forte proseguendo sulla strada intrapresa dalla Provincia e affrontando con efficacia il tema della semplificazione amministrativa e degli adempimenti per le aziende, necessari per liberare energie e risorse in ottica di vero sviluppo economico.

Servono quindi nuove idee e anche coraggio e sono certo che i nostri giovani potranno fornire stimoli, linfa e idee su cui lavorare,tutti insieme. Abbiamo bisogno del loro entusiasmo e di conoscere le loro prospettive nella convinzione che le nuove generazioni meritano di essere protagoniste nelle comunità.

Per tutti questi motivi si è voluto convocare questo incontro, aperto non solo ai tesserati Upt ma anche ad altre persone che si riconoscono in determinati valori di fondo. Un momento di condivisione e partecipazione nella considerazione che ci sia ancora spazio per un soggetto di riferimento dei Trentini che come fondamenta abbia i valori del popolarismo, lanciando l’idea che la partecipazione rappresenti l’antidoto all’antipolitica e alle crescenti spinte populiste.
Da queste basi vogliamo partire per il rilancio dell’Upt quale soggetto politico architrave della coalizione di centrosinistra autonomista: da qui parte una sfida a costruire insieme il futuro.
Il lavoro che faremo insieme nei prossimi mesi sarà, come dicevo, costruttivo, ma anche fortemente innovativo. E abbiamo voluto essere innovativi fin da subito, non mettendoci oggi sul palco come partito ma proponendo un incontro che attraverso gli interventi del Prof. Brunazzo e di 9 giovani eccellenze del nostro territorio, sono certo fornirà importanti spunti di riflessione e di ispirazione proprio sul tema della partecipazione oltre che su lavoro e nuove opportunità.

Una sfida aperta a chi condivide i nostri valori di fondo, a chi ha valori civici, competenze e passione da mettere a disposizione, a chi vuole costruire e mettersi in gioco. In modo aperto, come sa fare un partito come il nostro che per sua natura sa dialogare e confrontarsi.

Vi ringrazio dell’attenzione e buona mattinata!

Tiziano Mellarini

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